Reti
sacre e inviolabili quelle che dividono un orto da un recinto, un
magazzino da una scala, una casa dal cortile comune; tutto è frutto di
secoli di precarietà, del lento scorrere del tempo, della caparbia
volontà di possedere qualcosa da lasciare a chi verrà dopo. A ben vedere
si tratta di storie comuni alle genti di montagna, solo che qui si
tratta di una montagna più lontana, è la Calabria ad essere lontana,
lontana e complicata, anche se ora una rete di ottime strade l'ha
avvicinata a se stessa e a noi.
Qualcuno
ha scritto che la gente di montagna si somiglia un po' ovunque ed è
vero: caparbietà e conoscenza del sacrificio sono nel DNA di chi per
vivere deve per forza salire e scendere continuamente.
La passione per l'arrampicata di Pierluigi è preziosa: con il nostro amico ospite Gennaro abbiamo raggiunto
Mendicino (CS),
dove, guarda un po', la palestra di roccia è oltre un ponticello su un
torrente che hanno chiamato Acheronte (sic!). C'è una caverna
trasformata, chissà quando, in ovile o

riparo e poi abbandonata. Lì
intorno lo spettacolo è insieme affascinante e desolante, ma poi
scopriamo che esiste un gruppo di eroi che si è messo in testa di
ripulire e sistemare tutto. A capo c'è quello più matto di tutti,
Francesco, speleologo, naturalista, guida ambientale e chissà cos'altro:
non contento di far conoscere a tutti quelli che incontra la bellezza
del monte Cocuzzo, vuole che Mendicino diventi un albergo diffuso e ci
ha trascinati, mentre calava la sera, nel magico intrico di stradine di
un paese fatato. Nel paese le stradine si inerpicano costeggiando case e
palazzi, chiese e una sorta di castello con una vista mozzafiato sulla
valle. Lui e sua moglie Lucia, entusiasta come lui, sono la punta di
diamante di chi vuole trasformare le difficoltà in opportunità: di sicuro
Mendicino fra un paio d'anni sarà la meta di un turismo nuovo, curioso
anche di sapere come sono arrivate fin qui dal Veneto le macchine per
lavorare la seta che mpreziosiscono il piccolo museo sulle filande.

Quella
che si chiamava A3 e oggi A2, che è passata da "Salerno - Reggio
Calabria" ad "Autostrada del Mediterraneo" è un lunghissimo nastro
d'asfalto che si snoda fra viadotti mozzafiato e gallerie che bucano le
tante montagne della parte terminale della penisola. La cosa bella è che
è gratuita, e per fortuna, permette ai calabresi e anche a noi turisti
di raggiungere i tantissimi borghi in modo semplice.
Chi di voi avrebbe mai visto
Grimaldi,
un paesino della valle del Savuto, con un passato glorioso e un
presente abbarbicato alle proprie incrollabili tradizioni, oppure
Altilia,
che meriterebbe molto di più? A tre uscite dopo Cosenza la strada si
inerpica e appaiono palazzi con portali in pietra scolpita accanto a
case con porte talmente basse e strette che ci si domanda chi, se non
gli animali, potesse passare da simili pertugi.

Viene
da pensare che la gente, da queste parti, ha vissuto un Medioevo troppo
lungo, costretta a vivere come noi oggi non immagineremmo mai, se non
nei luoghi più sperduti del pianeta. A Grimaldi c'è tutto: pane, frutta,
una macelleria che vende solo carne locale, qualche bar e pizzeria, il
mercato del sabato, perfino qualche festa in piazza e un ristorante di
Antichi sapori (I sapuri de 'Na Vota) che Biagio e sua moglie Maria
gestiscono con garbo e gusto (buono davvero). Gironzolando da queste
parti ho forse capito perché quasi tutti viaggiano a non più di 40 km/h:
devono vedere bene chi passa e fermarsi a scambiarsi un saluto, anche
solo un "Tutto a posto?" che dice tutto sulla capacità, ancora, di
mantenere rapporti umani fra le persone.
Quando il Mediterraneo era il centro del mondo da qui sono passati
tutti, dai Fenici ai Greci ai Romani, ai Normanni, ai Saraceni: ciascuno
ha lasciato qualcosa, almeno una leggenda.
Anche il grande condottiero Annibale il Cartaginese si fece un giretto
da queste parti, un tunisino ante litteram che cercò di contrastare la
supremazia romana; sappiamo tutti come andò a finire ma un ponte sul
Savuto edificato da Roma circa 80 anni dopo il suo passaggio prese,
nella leggenda popolare, il suo nome e ancora oggi il ponte romano sul
Savuto di
Scigliano è per tutti il "
Ponte di Annibale" o,
nella vulgata cristiana, il ponte di Sant'Angelo. Un luogo di suggestiva
e antica bellezza, nascosto ai più così da rimanere pressoché integro
insieme all'ambiente che lo circonda, chiesetta distrutta a parte.
Le strade che portano in Sila il giorno di Ferragosto sono prese
d'assalto: tutti ci vanno, quelli che vivono qui tutto l'anno e quelli
che lavorano lontano ma in estate tornano a casa, ad andarci di meno
sono i turisti mancanti di guide locali personalizzate: cara Regione
Calabria, è ora che tu faccia qualcosa di più per aiutare noi forestieri
a conoscere meglio questo territorio e i suoi tesori...


Noi
siamo stati fortunati: prima di essere sommersi dal cibo del pranzo
ferragostano abbiamo potuto fermarci in uno di quei luoghi che se
fossero in Francia o in Germania avrebbero la coda tutto l'anno.
Gioacchino da Fiore ha lasciato tanti segni nella sua Calabria e la
basilica di Corazzo a
Castagna di Carlopoli
fu uno di questi. Oggi ne rimangono i ruderi, con ben riconoscibili le
destinazioni delle varie parti di quello che fu un grande centro di
culto benedettino nell'XI secolo, un incanto, un luogo che ispira pace e
dolcezza, che invita a pensare e riandare indietro nei secoli.
Talmente bello da guardare con solo un lievissimo senso di stizza i
fiori e l'alberello di Natale di plastica incastonati sotto una
improbabile Madonnina nell'abside: nulla contro la devozione, ci
mancherebbe, ma la plastica (brutta) in un manufatto di 900 anni fa è
davvero eccessivo. Anche qui l'uomo contemporaneo ha purtroppo evitato
di astenersi dall'intervenire, ma tant'è, per fortuna quegli orpelli si
possono facilmente rimuovere, basta volerlo.

C'è poco da fare: Pierluigi ha bisogno di arrampicare altrimenti sta male e così eccoci in un'altra meraviglia.
Stilo
è un paesino di montagna addossato alla lunga falesia del monte
Consolino. Piccolo e curato meriterebbe una sosta più lunga. È stato
sufficiente parcheggiare accanto al cimitero per raggiungere le vie di
arrampicata sportiva per scoprire che il piccolo camposanto, costruito a
gradoni per sfruttare in altezza la montagna, è stato ricavato in un
antico monastero francescano del XIV secolo. Sono sufficienti le vecchie
pietre a lasciare stupefatti.
Dell'Aspromonte e delle sue meraviglie ho già parlato in un altro post,
non mi rimane che l'ultima puntata. Tutto questo lunghissimo viaggio,
dal Veneto fin quaggiù, aveva come scopo finale
Reggio Calabria, il famoso "chilometro più bello d'Italia" e loro...
Lo stretto di Messina è un braccio di mare di raro fascino e guardare la
grande città siciliana dalla spiaggia di Reggio mette un brivido, la
nostra civiltà, ciò che siamo davvero nel profondo è passato di qui; l'
Etna,
laggiù in fondo, ci rammenta che è la natura ad avere l'ultima parola,
sempre, anche quando crediamo di essere più forti, più furbi.
Menti sapienti e lungimiranti hanno saputo piantare qui intorno non solo
palme, ma una serie di ficus magnolioides imponenti, in grado di dare
ancora più maestosità ad un paesaggio davvero unico: loro non hanno
potuto vederli crescere, li hanno regalati al futuro. Sta a noi
preservare tanta bellezza.

L'ultimo ricordo riguarda loro, la meta del viaggio, inseriti nel rinnovato
Museo Archeologico di Reggio Calabria
con nuove sale, un allestimento degno del grande e stupendo numero di
reperti soprattutto della Magna Grecia, quando il Mediterraneo sapeva
insegnare al mondo che sarebbe venuto, lasciandoci testimonianze di
forza, grazia, bellezza.

Costa
poco, l'ingresso in un museo come questo, dove si respira la storia
tutta intera e tutta in una volta, costa ancora meno quando, alla fine,
si entra nella loro sala.
I
Bronzi di Riace non sono descrivibili, le fotografie e le
parole scritte non riescono a dare l'emozione che solo la perfezione è
in grado di trasmettere. Quante volte al liceo i professori hanno
parlato dell'ideale greco di bontà e bellezza, dell'uomo, dell'eroe
kalos kai agathòs.
Eccolo qui davanti a me, quell'ideale, quello che Omero ci ha
raccontato, quello che abbiamo accarezzato con la fantasia, quello che
ciascun amante del bello, della nostra cultura e del suo significato
tutto sommato ricerca.
Senza parole, con la pelle d'oca e un briciolo di commozione: i 20
minuti concessi per guardarli trascorrono mentre cerchiamo di fissare
nella mente i muscoli, i capelli, le mani, i piedi e lo sguardo dei
misteriosi modelli antichi.
C'è poco da fare: la Grecia rimarrà sempre nostra madre.

Venite
in Calabria, dove ad ogni angolo trovate le vestigia della storia,
anche quella che non ci piace, ma soprattutto il perché della nostra
ricerca del bello.
Grazie, davvero di cuore, a chi ha accompagnato me e Pierluigi: Gennaro
Pagnotta con Marco e Valerio, Enzo Ciconte con Adriana nel loro
splendido rifugio a picco sul mare, Francesco La Carbonara con Lucia e
il loro entusiasmo per Mendicino, Giuseppe e Demetrio, guide
dell'Aspromonte.