Il colle è la mia prospettiva. Le colline non sono mai le stesse, come le attività di chi studia e scrive. Dall'alto lo sguardo spazia e aiuta la fantasia, la ricerca; guardare aiuta a pensare, a mettere insieme le idee, quelle che fanno scrivere per sé o per far leggere agli altri ciò che si produce.

domenica 19 aprile 2020

Rolling stones a Conegliano...

No, nessun concerto della mia band preferita in programma (ahinoi), ma pietre rotolanti ne abbiamo di autoctone.
Anzi, potremmo scrivere a Mike Jagger e chiedergli se, visto che tutti oggi sono impegnati ad aiutare il Belpaese, ha voglia di sganciare qualche spicciolo per Conegliano, così, tanto per evitare le lungaggini burocratiche di Bruxelles, quelle necessarie per avere i tanto sospirati (ma mai richiesti) fondi europei.
Che io sia una rompiscatole è risaputo, ma una volta tanto mi piacerebbe avere qualche risposta: il 5 aprile scorso, in piena epidemia, la Tribuna di Treviso pubblicava un articolo sulla sospensione a data da destinarsi dei cantieri per ristrutturare il castello.
Lo diciamo da anni: le associazioni sono eccezionali, generose, composte di persone innamorate della città e pronte a dare una mano; nessuno di noi però penserebbe di inserire un bellissimo lampadario in una casa i cui muri siano in sfacelo e coi pavimenti mezzi rotti.
Non è possibile lasciare alla buona volontà dei singoli la sistemazione e la dignità di uno dei luoghi più significativi del nostro sito Unesco.
Rifare i servizi igienici va benissimo, ma il resto? Dove sono finiti i progetti per la sistemazione delle mura, per dare al castello e al suo museo ciò che meritano?
L'epidemia è una tremenda calamità, ha colpito troppe famiglie, ha cambiato le nostre abitudini, la nostra vita. Le istituzioni sono in prima linea dal punto di vista sanitario, sociale, dell'ordine pubblico, logistico.
I problemi però restano, anzi si aggravano col passare dei mesi: l'epidemia finirà col suo strascico di lutti e sofferenze, con una crisi tremenda del commercio (che già qui languiva) e dell'economia nel suo insieme.
Credo che sarebbe utile usare questa pausa forzata per programmare meglio il futuro, per pensare a come ridare smalto a Conegliano, cominciando a lavorare in grande dando vita a un progetto in grado di attirare finanziamenti cospicui per restaurare le mura, togliere le erbacce e le piante infestanti, rendere il castello fruibile anche ai meno abili fisicamente, trasformare il museo in una collezione degna del XXI secolo,
La buona volontà dei singoli è utile, mi pare continui a mancare la regia.
Nel frattempo mi tocca pubblicare le foto, fatte da me stamattina, delle pietre che si sono staccate dalle mura della Madonna della Neve: non è una voragine, per il momento, vedremo con le piogge che arriveranno.
Ultima nota: sono stata criticata sulla stampa perché ho osato scrivere pubblicamente del guano di piccione in via XX Settembre: il giorno dopo (fatalità) la Savno è passata con una idropulitrice sotto i portici. Peccato che Porta Dante, in assenza di una pulizia vera, non "dove che passa el prete", due giorni dopo fosse esattamente come prima.

W i Rolling Stones, ma le pietre rimettiamole al loro posto. Che dite, scrivo io a Mike Jagger?

venerdì 17 aprile 2020

Chiarezza per Casa Fenzi e per i nostri anziani


Non aggiungo nemmeno una parola a quanto inviato oggi alla stampa dal mio capogruppo Alessandro Bortoluzzi. I nostri anziani e chi lavora con e per loro vanno salvaguardati, con trasparenza e forza.

Meno propaganda, più tamponi.
Non è con la propaganda che si sconfigge il virus.
Sui muri della nostra città, da alcune settimane, compaiono file interminabili di necrologi. I dati diffusi dall’ULSS  dei deceduti per il virus sono però ben diversi.
E’ evidente che tanti purtroppo muoiono con i sintomi del Covid 19 senza che sia stato fatto accertamento.
Eppure secondo le autorità sanitarie l’arma principale passa proprio attraverso i tamponi, ed l’isolamento  dei positivi.
Zaia aveva detto che avrebbe fatto i tamponi per strada. Mai visti.
Il punto è che i tamponi non vengono fatti nemmeno in quelle case di riposo dove la situazione è esplosiva.
Solo oggi, dopo le insistenti richieste di alcuni consiglieri del nostro gruppo e del Movimento Cinque Stelle, arrivano dei dati aggiornati. E sono drammatici.
Nei primi 15 giorni di aprile 25 decessi su 200 ospiti.
Non si è ancora capito quanti siano stati i decessi a marzo, ma a quanto si dice sono altrettanti e forse di più.
E questo in una struttura in cui mediamente, prima dell’emergenza sanitaria in atto, i decessi si aggiravano su una media di 7/8 decessi mensili.
Al di là della propaganda, scopriamo dunque solo ora che a fronte di oltre 200 ospiti di tamponi fino ad oggi ne sono stati fatti pochissimi, solo 20 su sintomatici: si è iniziato tardissimo, il 29 marzo, ma poi sono stati sospesi per mancanza dei reagenti. Poi il 7 aprile sono stati fatti dei test sierologici, che a quanto pare però danno moltissimi falsi positivi e falsi negativi.
Sulla base di tali test, comunque, il 60% degli ospiti risulterebbe positivo al virus.
Sul lato degli operatori la situazione è altrettanto grave. Su 200 persone, il 42% è assente. Per la gran parte causa coronavirus.
Rilanciamo quindi con forza il grido di allarme di Casa Fenzi: fate i tamponi! Date priorità a questa struttura dove la situazione è fuori controllo! Ancora non sappiamo quali e quanti ospiti siano effettivamente positivi. I test sierologici sono inaffidabili.
La situazione è gravissima, perché oggi all’interno della struttura sono stati fatti dei reparti separati per i positivi ai test veloci. Il problema è però che i test sono inaffidabili, e quindi fino a quanto non verranno fatti i tamponi non sarà possibili individuare con certezza gli ospiti contagiati. E il personale rimasto in servizio in questa situazione difficilissima, con turni massacranti, è allo stremo. Costretto a lavorare con pochissimi dispositivi di protezione individuali, mascherine, occhiali e tute: l’ULSS dall’inizio della crisi ha fornito pochissimo materiale.
Chi ha finora evitato di dare ascolto agli allarmi di Casa Fenzi? A chi spettava darsi da fare? Che cosa aspettano a prendere provvedimenti? Sono domande che per ora sono senza risposta, e che tormentano gli operatori, gli ospiti ed i familiari.



martedì 7 aprile 2020

Guano a gogò


L'epidemia prima o poi (speriamo prima) passerà, nel frattempo noi restiamo a casa.
A rimanere intatti sono i problemi della città che vanno comunque affrontati da chi ne ha le competenze e il dovere.
Ci stiamo accorgendo dell'importanza dei piccoli negozi di prossimità, del valore del commercio e del piccolo artigianato nei nostri centri adesso che tutto è chiuso, o quasi.
Le porte aperte e illuminate non solo fungono da controllo e collante sociale, ma sono un fattore imprescindibile del decoro di una città.
Immagino accada anche nelle altre zone di Conegliano (che non vedo perché rimango entro i famosi 200 metri circa per la spesa), ma in via XX Settembre sono rimaste aperte solo due attività, la farmacia e l'edicola.
A farla da padroni sono ovunque i piccioni, che stanno lordando più di prima marciapiedi, portici, angoli della strada, ben contenti, fra l'altro, di bivaccare fra l'erbetta che cresce rigogliosa sull'acciottolato.
Una pulizia straordinaria e una sanificazione si rendono più che mai necessarie.
Seconda cosa: molti residenti scelgono di farsi portare a casa la spesa, aiutando così le tante aziende che stanno cercando di resistere a una crisi difficile e che morde ogni giorno di più.
Che cosa pensa di fare il Comune o cosa ha già fatto riguardo alla ZTL?

Ho presentato l'interpellanza che segue.
CONSIDERATO CHE
  • la situazione di emergenza sanitaria, economica e sociale dovuta all'epidemia di Covid-19 ha modificato abitudini, orari, apertura delle attività commerciali.
VISTO CHE
  • via XX Settembre e via Ongaro, che già normalmente soffrono di problemi noti e sollevati più volte, si ritrovano ora ad avere due sole attività aperte, vale a dire la farmacia e l'edicola;
  • normalmente i portici, i marciapiedi antistanti negozi e bar sono tenuti puliti dagli stessi commercianti e in questo periodo sono lasciati a se stessi;
  • specialmente a causa del guano dei piccioni alcuni siti sono particolarmente sporchi, soprattutto in prossimità di Porta Dante, al punto che risulta addirittura difficile il passaggio a piedi di quanti si recano a fare la spesa quotidiana;
  • il problema della pulizia davanti ai negozi sicuramente interessa anche altri luoghi della città, in cui gli esercizi commerciali sono chiusi;
  • che molti residenti, per evitare di uscire di casa usufruiscono della consegna a domicilio della spesa da parte di molte aziende che in questo modo cercano di venire incontro alle persone e tentano di rimanere attive, che risulta problematica a causa della ZTL.
Il sottoscritto consigliere CHIEDE:
  • Se questa Amministrazione intenda chiedere e/o mettere in atto un piano di pulizia e sanificazione straordinaria, utile anche per l'igiene generale;
  • Quali siano le azioni predisposte per evitare che quanti portano la spesa nelle case dei residenti in ZTL si ritrovino a dover pagare multe per la violazione del divieto di accesso.




giovedì 2 aprile 2020

Graduatorie al tempo dei social

Noi privati possiamo elargire il nostro denaro a chi vogliamo, ovviamente, ma quando si tratta di fondi pubblici la cosa si fa più complessa.
Non sono i social a destinare gli aiuti e ancor meno a giudicarne i criteri, questo pare ovvio.
Una delle poche certezze che ho acquisito negli anni durante i quali ho frequentato gli uffici comunali riguarda la professionalità di chi ci lavora. Mano a mano che aumenta la delicatezza del compito ho notato il proporzionale lievitare dell'impegno e della consapevolezza.
L'ho sempre dichiarato ogni volta che ne ho avuto l'occasione: occupandomi anche di questioni sociali posso affermare che tutto il personale coinvolto lavora non solo con attenzione e rispetto delle regole e delle normative, ma con l'aggiunta di una dose massiccia di umanità, comprensione, conoscenza del terreno su cui si muove.
In queste settimane di epidemia chi è in difficoltà si sente sicuramente ancora più solo, chi aveva un lavoro precario è ancora più preoccupato di prima, consapevole che i magri guadagni non hanno permesso di accumulare un minimo di riserva economica e che, passata la tempesta, il futuro non sarà sgombro da nuvole. Quello che da anni viene chiamato il "popolo delle partite IVA", vale a dire professionisti, titolari di piccole attività commerciali o artigianali, finti lavoratori autonomi senza né ferie né assicurazione sulla malattia, tutti questi stanno sicuramente vivendo settimane di angoscia. Per non parlare del settore turistico, dagli alberghi ai bar, dalle guide turistiche agli addetti ai servizi museali e didattici: la parcellizzazione del lavoro degli ultimi decenni ha prodotto, in realtà, tanta povertà latente, tanta insicurezza.
Potremmo continuare a lungo, tanti sono i settori in sofferenza e non sarà facile non solo aiutare tutti, ma individuare le priorità.
Come si stila una graduatoria? Di certo chi già usufruisce di aiuti vari grazie ai fondi per la povertà, alle poste di bilancio dei comuni, alle pensioni sociali e ad altri assegni non se li vedrà togliere, questo è sicuro. 
Come è sicuro, questo credo vada chiarito che non esiste il criterio del "chi primo arriva meglio alloggia", o almeno credo che sia sicuro.
Sui social è partito il tam-tam della solidarietà, importante perché fa sì che molti, al caldo e al sicuro nelle proprie case pensino a chi sta peggio e a come fare per dare una mano.
Spero vivamente che questo modo di ragionare continui anche a coronavirus terminato, quando torneremo agli aperitivi in piazza. 
Nel frattempo attenzione, ripeto: non basta segnalare e soprattutto non bisogna pensare che una volta fatto un nome agli uffici automaticamente il problema sia risolto: solo chi ha davanti a sé tutto lo spettro della situazione sa esattamente cosa fare e da dove partire.
Servizi sociali, Protezione civile, Croce Rossa, Caritas: tutte queste strutture sono al lavoro per assicurare tutto l'aiuto possibile a chi è in difficoltà, so di altre associazioni che sarebbero pronte a dare una mano: a noi cittadini l'onere di valutare prima di lanciare un allarme, di sapere, soprattutto, che le decisioni saranno prese alla luce di criteri validi per tutti, con senso di giustizia e priorità.
Criteri che devono avere, innanzi tutto, la caratteristica della trasparenza, dell'omogeneità, dell'attento esame di ciascuna realtà. Ciò che è valido in una frazione di campagna può non esserlo in una grande città.
186 mila euro non sono risolutivi, da ciò che capisco non saranno gli unici, ma se uniti a quanto abbiamo a bilancio nel settore sociale possono comunque essere molto utili per aiutare chi in questo momento è più in difficoltà. Di mezzo ci sono gli ammortizzatori sociali, i risparmi, le possibilità di ciascun nucleo familiare.
Ho fiducia totale nel personale addetto al settore sociale di Conegliano, alla politica chiedo trasparenza massima e il perseguimento di criteri di assoluta equità.

Servizi sociali del Comune: 0438413210
Protezione civile: 0438413543


giovedì 19 marzo 2020

I numeri anti-violenza sono attivi anche durante l'epidemia

L'epidemia ha bloccato tante attività, sta costringendo molti di noi a rimanere forzatamente chiusi in casa.
Chi ha responsabilità e attività nei servizi più importanti sta facendo tutto quanto è possibile, spesso in condizioni difficilissime.
Ancora una volta, ammalati e personale sanitario a parte, le difficoltà più grandi riguardano i più deboli, le persone sole, quelle in difficoltà, quelli che normalmente fanno fatica a vivere.
La convivenza forzata è complicata per tanti, può trasformarsi in un inferno per chi si trova in condizioni di violenza familiare.
È giusto, con ogni mezzo, far sapere, soprattutto alle donne, che i 
centri anti-violenza e il numero verde 1522 
sono attivi. 
Sono attivi i servizi sociali, la Protezione Civile, le forze dell'ordine, il Pronto Soccorso.
Basta una telefonata per trovare aiuto: il Covid-19 prima o poi sarà debellato, la violenza familiare purtroppo ha bisogno di una medicina che ancora non si trova.

domenica 15 marzo 2020

Crisi. Scelta. #stiamoacasa

Non è una novità che quando le difficoltà paiono insormontabili a molti risulti di consolazione, o almeno motivo di riflessione, consultare, rivedere, rileggere i saggi o i classici. Lo hanno fatto in tanti nei lunghi millenni di storia dell'uomo, sempre scoprendo qualcosa di utile, sempre trovando spunti per comprendere, idee per agire.
Chi fra noi solo qualche settimana fa, poniamo il 1 gennaio dopo una serata e una notte di festa, avrebbe immaginato ciò che ci sta accadendo oggi? Qualcuno dotato di poco cervello continua a minimizzare, a volersi intestardire nel proseguire come se niente fosse, ma la stragrande maggioranza di noi ha capito che siamo di fronte a qualcosa di inaudito. E che ci spaventa soprattutto perché è sconosciuto e perché non sappiamo quando ne usciremo, non sappiamo quanti di noi potranno ammalarsi e, forse, non riuscire a vedere la fine dell'epidemia.
Viviamo, quindi, un periodo di grande incertezza, che si potrebbe riassumere con la parola "crisi". Crisi dell'economia, crisi delle relazioni sociali, crisi del sistema in generale.
Eppure... Gli antichi greci davano un significato diverso alla parola (loro che di pestilenze e accidenti vari erano esperti), consideravano la crisi un momento di cambiamento, di scelta, addirittura di forza distintiva e di giudizio.
Di sicuro qualche cosa l'abbiamo già capita, a causa di questo virus:
Siamo fragili, per nulla invincibili. Tutte le nostre certezze vanno in frantumi in un nonnulla: la costruzione delle nostre giornate, il rapporto con gli altri, il lavoro e le sue modalità. Ciò che consideriamo spesso fondamentale si è rivelato all'improvviso per ciò che è: un'appendice che ci aiuta a non pensare fino in fondo a ciò che siamo e che dovremmo essere. La nostra società ipertrofica e distratta verso buona parte del mondo mostra tutta la propria debolezza, i nostri piedi d'argilla tremano.
Abbiamo scoperto all'improvviso che ci sono davvero cose insostituibili, fondate sul lavoro e l'impegno di altri: i contadini e gli allevatori, i trasportatori, i volontari organizzati per bene, le istituzioni alle quali ci appendiamo ogni ora per avere supporto, conforto, speranza. Soprattutto abbiamo scoperto che esiste la sanità pubblica, quella che critichiamo spesso a vanvera perché vorremmo un operatore per ciascuno di noi per poi volerli licenziare in massa appena ci è passato il mal di pancia. Ci siamo accorti che chi lavora nella sanità è quasi sempre pagato meno di quanto merita, che i tagli apportati al servizio pubblico almeno negli ultimi 20 anni sono serviti soprattutto  a ingrassare pance già piene e hanno sguarnito i reparti di medici, infermieri, OSS, addetti ai vari servizi. Abbiamo anche capito che non si diventa medici o infermieri su internet, che la conoscenza ha bisogno di tanto tempo, ricerca, impegno, esperienza. Abbiamo anche, forse, capito che nemmeno i luminari smettono di studiare e che neanche loro possono per forza salvarci: ce la mettono tutta ma non è detto che ci riescano. Dovremmo infine capire una volta per tutte che quegli scafandri che indossano in queste ore, i respiratori, i macchinari e tutto il resto costano, e parecchio. Facciamo bene ad applaudire ogni giorno chi sta lavorando indefessamente per noi rischiando più di noi: ricordiamocelo quando tutto sarà finito e cominciamo a chiedere la fattura o lo scontrino. Il servizio sanitario è pubblico, non gratis.
Stiamo iniziando a vedere le acque dei fiumi più limpide, a sentire l'aria più respirabile, ad apprezzare il silenzio e i rumori che la natura sa regalarci anche nelle nostre città: facciamone tesoro.
Ci siamo accorti che per problemi complessi non esistono soluzioni facili: siamo una società complicata in cui anche la gestione quotidiana delle famiglie è sottoposta a complicatissime fasi organizzative, spesso sulle spalle delle donne, che oggi compiono un ulteriore sforzo. E non mi soffermo sul problema enorme della gestione delle persone anziane o con disabilità, è difficile anche solo immaginare l'angoscia loro e dei loro familiari.
Da ultima la scuola, ancella povera di una società sbagliata che la considera quasi inutile, se non come parcheggio di pargoli difficili da tenere a casa.
Abbiamo scoperto la tecnologia, tutti gli insegnanti sono da giorni alle prese con mail, aule virtuali, lezioni on-line, registri elettronici che si "impallano" ogni mezz'ora, case editrici che invitano a usare le proprie piattaforme per lezioni interattive e quant'altro. Abbiamo scoperto che tutto questo è utile, utilissimo, fondamentale e probabilmente questa esperienza consentirà un altro passo avanti verso una scuola più duttile. Però ci sono almeno due però. Il primo riguarda il concetto di uguaglianza: non tutti gli alunni sono dotati degli stessi strumenti informatici e ancora una volta quelli più fragili sono quelli che faticano di più o che hanno rinunciato a imparare, magari perché il loro ambiente familiare non è in grado di aiutarli, né dal punto di vista educativo né da quello economico.
Il secondo però è connesso al primo: oggi non è possibile per ovvi motivi, ma gli studenti stanno bene a scuola, anche se, ahinoi, nei bagni  manca spesso il sapone e le aule somigliano a pollai, i muri sono scrostati... A scuola ci sono loro, però, insieme a noi e a tutti quelli che ci lavorano ogni giorno. La scuola è soprattutto comunità. Il nuovo utilizzo massiccio della tecnologia (e per fortuna che c'è) ci ha insegnato proprio che la scuola, quella vera, è insostituibile.
Pare che gli italiani (chissà, un giorno anche gli europei...) abbiano imparato a lavarsi le mani. Ora comincino a scegliere, giudicare, fare propria la forza distintiva e la capacità  di cambiamento che ci insegnano ancora oggi, dopo millenni, gli antichi greci e dismettano i panni di Ponzio Pilato per vestire quelli della consapevolezza e della disponibilità a  capire che cosa è davvero fondamentale e cosa, invece, è superfluo. Il superfluo è spesso utile, importante è dare il giusto peso alle cose.
Intanto ascoltiamo chi ne sa più di noi e #stiamoacasa


martedì 3 marzo 2020

#Conegliano #LilianaSegre

Purtroppo per motivi di salute ieri sera non ero presente alla seduta del Consiglio Comunale, cosa che mi dispiace molto visto che ci tengo ad onorare il compito che mi è stato affidato dai cittadini.
Mi dispiace doppiamente perché era in discussione la mozione, di cui sono prima firmataria, per il conferimento della cittadinanza onoraria di Conegliano alla senatrice Liliana Segre.
Sarebbe spettato a me illustrarla e avrei chiesto al Presidente del Consiglio Comunale di poter rinunciare agli interventi mio e dei miei colleghi di minoranza per dare la parola a lei, mandando in onda il discorso che Liliana Segre ha tenuto al Parlamento Europeo, davanti ai deputati in lacrime e ossequioso silenzio.
Sì, perché le sue parole semplici e chiare valgono più di mille dei nostri discorsi, perché mai nulla nella storia d'Europa è stato paragonabile all'orrore del nazifascismo. Nulla. Nulla. Nulla.
Quei milioni finiti in cenere nel vento ci parlano ancora, urlano il loro dolore a tutti noi, ci danno l'indicazione chiara sulla colpa di fondo, l'odio, sui veri colpevoli, i nazisti in primis insieme ai loro compari fascisti che hanno fatto da spie e mandato coscientemente a morire altri italiani colpevoli solo di essere nati, tutti quelli che hanno fatto finta di non sapere o che hanno approfittato della situazione per mettere in atto qualche vendetta personale.
Tutti questi sono parte di quell'ombra nera che ha coperto l'Europa per troppi anni, colpevoli per sempre di tutto l'odio seminato e cresciuto, un seme che ancora oggi produce quegli sterpi senza foglie verdi ma solo secchi e pieni di veleno, per parafrasare il grande Alighieri.
A fare da palo e da complici ai colpevoli ci sono state (e ci sono ancora) soprattutto l'ignoranza e l'ipocrisia.

Fa specie sentir parlare di Italia da chi voleva pulirsi il didietro col Tricolore, da chi nelle cerimonie pubbliche è costretto a partecipare ma non riesce proprio a guardarlo, il Tricolore che sale durante le note di Fratelli d'Italia,  men che meno ad accennare anche solo col labiale alle parole. 
Qualcuno ha paura della memoria della Shoah perché teme di far parte,  anche se in piccola misura, della banda di cui parlavo sopra, e allora la vergogna porta a usare i famosi "ma", "anche", "se".
Vogliamo unificare tutto? Facciamolo, e allora diradando l'ombra nera vedremo gli orrori commessi dagli Italiani in Africa (altro che faccette nere contente: donne stuprate e vendute), parleremo finalmente con  coscienza della storia del nostro confine orientale dove popoli di lingua italiana, slovena, croata, austriaca (con tutte le tante varianti dialettali) hanno convissuto per secoli prima dell'avvento della disgrazia nazionalista, chiederemo scusa del sinonimo, per nulla scherzoso, slavo-schiavo, ci vergogneremo pubblicamente e ufficialmente dei crimini commessi dagli italiani in Jugoslavia, dell'aver impedito ai cittadini di lingua slava persino di mantenere il proprio nome e di poter pregare Dio nella propria lingua, di aver usato per  primi le foibe dopo aver distrutto interi villaggi.
C'è la possibilità remota di giustificare i massacri di italiani innocenti da parte delle truppe di Tito? No, assolutamente no, su questo non si discute. Risulta ammissibile equiparare la Resistenza ai massacri? No, assolutamente no e su questo nessun italiano che ami la  propria terra può avere dubbi. Ovunque, in tutta Europa, proprio la Resistenza, i partigiani italiani, francesi, greci (gli spagnoli avevano un altro feroce dittatore amico di Hitler e Mussolini), slavi in generale, sono quelli che hanno contribuito a sconfiggere quell'ombra nera e far tornare, almeno in parte, il sereno.
Il nazionalismo slavo ha portato altri lutti? Certo che sì, ma abbiamo capito che si tratta di un'idea trasversale, portatrice di lutti e orrori ovunque abbia preso piede.

Tra l'altro in tema di esodi e profughi vale la pena di sapere quali e quante furono le difficoltà per quei poveri esuli istriani e dalmati una volta giunti nella sognata Italia: non c'era posto per loro, si diceva che "Prima noi, gli italiani veri". Appunto. 
I documenti d'archivio (gli storici seri questo fanno prima di scrivere, cioè leggono e studiano le carte) raccontano tutti gli ostacoli che incontrarono, le denunce, le baruffe. Poi per loro è tornato il sereno, accompagnato sicuramente dalla nostalgia per quanto avevano dovuto lasciare e dal profondo senso dell'ingiustizia patita.
Non è seminando altro odio che si trova la pace, non è mescolando alla rinfusa le vicende della storia che si fa chiarezza o si spiegano le cose, sempre che il fine non sia quello di una misera, miserrima propaganda.

Auschwitz rappresenta più di ogni altro luogo quella cappa nera, la sua liberazione un simbolo fondamentale del diradarsi della notte per far spazio a nuovi raggi di sole.
Per questo non può e non potrà mai essere mescolato in un minestrone nauseabondo.
Mi auguro che Conegliano si dimostri degna di aver conferito la cittadinanza a Liliana Segre, a cui va il mio caloroso abbraccio.