Il colle è la mia prospettiva. Le colline non sono mai le stesse, come le attività di chi studia e scrive. Dall'alto lo sguardo spazia e aiuta la fantasia, la ricerca; guardare aiuta a pensare, a mettere insieme le idee, quelle che fanno scrivere per sé o per far leggere agli altri ciò che si produce.

sabato 17 settembre 2011

Il venerdì del villaggio. Mercato a Conegliano anni '30

Da sempre il mercato settimanale caratterizza i piccoli ed i medi centri italiani. Conegliano ha nel venerdì il giorno fatidico, quello nel quale, ancora oggi, si incontrano donne e uomini della città e della campagna, persone che vendono ed altre che comprano. Girare per la città significa lo slalom fra decine di bancarelle, il frastuono delle voci (oggi anche dei motori), la mescolanza degli odori delle diverse merci scambiate. Questo un gustosissimo racconto degli anni Trenta:
Gobbolin – Concini, La perla del Veneto, Conegliano, 1935
“Fuori, sul piazzale, compare, prima timida, poi più decisa, la contadinotta scesa dal colle, e arrivata al piano con i fidi gallinacei e l’immancabile sporta di uova. L’improvvisata negoziante non si fida di primo acchito a fare il prezzo; è necessario un conciliabolo a tre, a sei e più comari; poi finalmente la montagna partorisce … non il fatidico topolino, ma la sentenza più inappellabile del mondo, che cadrà sul capo delle buone massaie già preoccupate di fare un buon acquisto. E intanto si palpa, si soppesa, si soffia tra le piume delle innocenti bestiole; si tira, si arrabatta, si prende, si molla, si finge di abbandonare il contratto, si ritorna sui propri passi e finalmente … si compera. Una mimica, un vociare, un conteggiare che fa perdere la testa. Notiamo un particolare: quasi tutte le contadine hanno il loro bravo libro dei conti fatti. Non si sa mai…
Più avanti, sotto i vasti portici di Via Cavour, ecco il mercato delle granaglie. Qui vi è più silenzio: si osserva. Si prende una manata del biondo granoturco, si annusa se sa di muffa, si lascia ricadere, e si domanda il prezzo. Sono affari da uomini, v’è più serietà (…) Per le sementi di erba medica, di spagna o di trifoglio, l’affare è più complesso; osserviamo che c’è più concorrenza nei prezzi, c’è diversità di qualità, e allora è necessaria più tattica del venditore (…) Più su, in Via XX Settembre ti attendono le stive, le colonne di terraglie. Caldanini e lucerne a petrolio, boccali da vino (…). Poi finalmente si entra nel grosso del mercato silente e grave: quello dei tessuti… Però qui non è permesso turlupinare, è cosa seria. Continuando la via, troviamo il mercato delle calzature. Odor di cuoio e di grasso lontano un miglio. Anche qui serietà e compostezza.
Verso la fine di Via XX Settembre: mercato delle frutta e verdura all’ingrosso. Lavoro grande di pesa e facchinaggio. I contratti si fanno al “Canon”, da “Fuscalzo”, dal “Piemontese”, al “Nazionale”, a “Rialto”, alla “Bella Venezia”; sei osterie e trattorie in cinquanta metri.
Passando nel rione del Monticano, oltre il ponte della Vittoria, ecco il mercato dei cesti in vimini… Per Via Fenzi raggiungiamo il Foro Boario. La grande fiera è qui. L’emporio degli affari si esplica in questa zona, destinata al commercio dei bovini, equini, ovini (…) A mezzogiorno tutto è finito… Autocarri grandi come case attendono la merce acquistata; verso la ferrovia si incolonnano muggenti torme di bovini (...). Al mercato dei latticini un vociare indiavolato, pare impossibile che il gorgonzola dia tanto fiato ai polmoni! All’angolo di Corso V.E. e Via P.F. Calvi troviamo Francesco col “Brill”, e un odor di pesce ti avverte che è prossima la Pescheria.
E il giro del mercato è finito; ritorniamo presso la fontana del Nettuno e un canto ci invita ad unire la nostra alla curiosità dei più. Sotto gli ippocastani della Salita Caprera si narra sulla cetra l’infelice storia della immancabile giovane rapita dai malfattori e graziata per l’intervento Divino. Così, da secoli e secoli l’anima ingenua e buona dei nostri popolani si interessa e crede”.

Nessun commento:

Posta un commento