Il colle è la mia prospettiva. Le colline non sono mai le stesse, come le attività di chi studia e scrive. Dall'alto lo sguardo spazia e aiuta la fantasia, la ricerca; guardare aiuta a pensare, a mettere insieme le idee, quelle che fanno scrivere per sé o per far leggere agli altri ciò che si produce.

domenica 16 aprile 2017

Perchè amo Galla Placidia #Ravenna

IV - V secolo. Comandanti stranieri, generali barbari, imperatori incapaci, congiure di palazzo, confini colabrodo.
Un grande nome, il più grande di tutti in quel tempo, che tremava così come le colonne dei suoi templi: lei, la grande Roma, vittima di se stessa, della propria storia e di un destino caparbiamente cercato, della certezza che dividendo avrebbe comandato per sempre, che accogliendo avrebbe salvaguardato se stessa, ridotta a non essere nemmeno più la capitale di un Impero sconfinato che portava il suo nome.
In un mondo che stava cambiando, in preda ad una precocissima globalizzazione, cercava ancora di trarre il meglio da ciò che veniva a conoscere, così come aveva sempre fatto. 
Avrebbe potuto rinchiudersi, certo, rivendicare una purezza (della lingua, della religione, del diritto) che però non aveva mai avuto, ma sarebbe certamente crollata prima.
Le religioni, si sa, vengono sempre da Oriente e Roma, molto più incline alla praticità che alla speculazione filosofica, alla fine aveva accettato anche l'ultima arrivata, quella il cui profeta aveva condannato alla crocifissione per un semplice calcolo politico.
È un periodo strano, quello che precede la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e dei primissimi decenni successivi: a noi giungono ancora oggi le sensazioni, tutte scolastiche, di un mondo in disfacimento, di orrende stragi, barbari con lunghe barbe vestiti di pellicce d'orso, aristocratici sempre più crapuloni, soldati che eleggono imperatori privi di un qualsiasi cursus honorum, un'economia in rovina, perfino il bellissimo latino di Virgilio, Orazio, Cicerone profanato da gente rozza e ignorante.
Eppure, eppure...
Di quel tempo vorticoso abbiamo uno dei resti più sbalorditivi di una sapienza maturata proprio grazie al miscuglio di esperienze, culture, lingue e religioni. Galla Placidia fu la figlia dell'ultimo imperatore dell'Impero unificato, uno spagnolo, era nata a Costantinopoli, nipote e sorella di imperatori, essa stessa imperatrice di uno Stato emblema di maschilismo e regina dei Visigoti.
Il suo piccolissimo tempio, rischiarato da finestre di alabastro toglie il fiato: un Impero ormai diviso, lacerato, quasi morto, ci ha lasciato un luogo di una bellezza incomparabile, sobrio come si deve alla consapevolezza della caducità delle cose, trionfante come il Cristianesimo di quei secoli, ricercato come solo ciò che veniva da Oriente sapeva essere.
C'è tutto, in un luogo a cui oggi si accede da una tenda blu scuro che custodi solerti tendono a lasciare aperta perché vi entri più luce e che, ogni volta, cerco di chiudere convincendo gli altri visitatori che solo così si può rimanere qualche istante soli con lei (anche se so che il suo corpo non è lì) o con lo spirito che ancora aleggia.
Fuori, il verde di un bel giardino ravennate, la grandiosa eleganza di San Vitale con altri mosaici, con i pavimenti che paiono tappeti e sono pietre, le colonne decorate a marmo aperto, i capitelli fioriti.
Poco lontano e tutto intorno la meraviglia che Ravenna sa suscitare, la deferenza che noi sentiamo verso un'era barbarica, violenta e però tanto poetica da decorare il catino dell'abside di Sant'Apollinare in Classe con un prato verde, fiorito e abitato da bianche pecorelle.



La tecnica antichissima del mosaico in un crescendo di forme, colori, suggestioni lontane eppure così vive.
In fondo, ma questo la vecchissima Roma non poteva saperlo, tutti per secoli, barbari addomesticati e lascivi bizantini si sono trucidati a vicenda per ottenere quell'aggettivo con la maiuscola, Romano, pur standosene lontanissimi da dove quella storia era iniziata.
Ridotta a pascolo di armenti ciò che era stata l'Urbe potentissima, il suo mito ha resistito per sempre, insieme al culto di tutti, barbari e e non, per la sua lingua e la sua capacità di suscitare rispetto nel mondo conosciuto, oggi anche di là dall'Oceano, perfino per quella strana commistione di paganesimo e cristianesimo che resiste, nelle tradizioni.
Questi, più o meno, i brevi pensieri che mi passano per la testa ogni volta che vado a trovare la mia "amica" Galla Placidia: il mondo cambia per forza, non è mai uguale a se stesso, le civiltà vanno e vengono, perfino le religioni resistono ma poi si adattano e ciascuno lascia qualcosa e acquista qualcos'altro. 
Circa 1600 anni sono trascorsi da quando Galla scelse quel luogo ed ebbe ragione: lì due (o anche tre) mondi si sono incontrati, scontrati, confrontati producendo un miracolo di bellezza.
Purtroppo la storia, però, non è mai davvero magistra vitae.


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