Nota iniziale: non mi riferisco ai drammi, veri, di queste settimane, che riguardano seriamente l'intero tessuto produttivo nazionale e in particolare i trasporti e i prodotti agricoli.
Immaginate due o tre autobus fermi nel deposito; è in atto un cambio della società che gestisce i trasporti e c'è in giro un po' di incertezza.
Ci saranno nuove linee? Aumenterà il costo di biglietti e abbonamenti? Ci saranno assunzioni o licenziamenti? Verrà rispettata l'alternanza di genere, sia per quanto riguarda gli autisti che nella distribuzione dei passeggeri a bordo?
Visto che di solito i sedili hanno due posti vicini chi potrà sedersi davanti? Uomini, donne o in alternanza?
Potremmo continuare a lungo: in questo paese, grazie anche alle infinite possibilità date dalla nostra lingua, siamo capaci di discutere per intere settimane sulla salvia o il rosmarino nell'arrosto, figuriamoci sulla gestione degli autobus.
Un dato certo è che, in questa storiella, alcuni paesi hanno bisogno di essere attraversati dai mezzi pubblici, di orari compatibili con le esigenze, per esempio, degli studenti e dei pendolari, di fermate munite di pensiline coperte non troppo lontane dalle abitazioni.
C'è bisogno di sicurezza, affermano cittadini ed esperti vari, di controllori esperti e di dotazioni all'avanguardia (pneumatici, freni, eccetera).
C'è bisogno di autisti con esperienza e autorevoli ma anche di giovani, con i riflessi più pronti e in grado di esprimersi anche in inglese con i turisti...
Io mi immagino un dibattito, come si dice "costruttivo", denso di proposte ma anche di scontri accesi.
E mi figuro che alla fine la società assuma il personale migliore, ciascuno per caratteristiche diverse.
Vedo i passeggeri salire, ovviamente da donna immagino un accordo sull'alternanza di genere.
Tutto pronto, quindi.
Ops, c'è una sola tanica di gasolio: per quale autobus la utilizzeremo?
Ne è rimasto poco, di carburante, quel pullman dovrà sobbarcarsi il tragitto anche degli altri due.

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