Il colle è la mia prospettiva. Le colline non sono mai le stesse, come le attività di chi studia e scrive. Dall'alto lo sguardo spazia e aiuta la fantasia, la ricerca; guardare aiuta a pensare, a mettere insieme le idee, quelle che fanno scrivere per sé o per far leggere agli altri ciò che si produce.

domenica 20 agosto 2017

Aspromonte: le Alpi incastrate nel blu


Nei disegni imperscrutabili della natura, o più probabilmente casualmente fortunati, tra ficus monumentali e fichi d'India a perdita d'occhio occorreva qualcosa che avvicinasse dolcemente l'Africa all'Europa, una terra buona per gli approdi di Fenici e Greci nel loro peregrinare mediterraneo, misteriosa e affascinante.
Ve lo immaginate il Tirreno che finisce poco sotto Sorrento? Niente Golfo di Policastro e il Pollino sbattuto dalle onde e dai venti. Come avrebbe fatto Ulisse ad approdare nei suoi viaggi? Niente Odissea, nessuna terra intermedia...
Invece no: nella sua tumultuosa evoluzione la Terra ha lasciato andare un enorme pezzettone, quasi 800 chilometri di costa che si sono incastrati proprio lì dove ce n'era bisogno, appiccicandosi con clamore sotto il Pollino e donando alla nostra Penisola la forma finale che tanto amiamo, quella riconoscibile subito in ogni planisfero.
Questa, in sostanza, è la Calabria, una terra alpina in mezzo al Mediterraneo, ancora stupita di essere qui, con un mare superbo che non si capacita della stranezza.
Capita che da queste parti si mangi il pesce spada e per dessert dolci secchi con miele e noci.
Capita che a picco sul mare svettino montagne di conifere.
Capita che sopra distese di fichi d'India arsi dal sole inizi una foresta di faggi, pini di ogni tipo, con le radure impreziosite da cespugli di ginepro.
Capita, soprattutto, di fare incontri inaspettati.
Questa è una regione difficile, diciamolo pure anche perché è risaputo, con grandissime contraddizioni, bellezze assolute e brutture inaccettabili.
Chi potrà aiutare la grande bellezza, il patrimonio culturale, paesaggistico, naturale della Calabria, se non i suoi figli più giovani, quelli testardi e innamorati?
Ne abbiamo incontrati, fra gli altri, due speciali, decisi a instillare in ciascuna delle persone che incontrano nel loro lavoro il desiderio di conoscere, sapere di più.
Giuseppe e Demetrio ci hanno accompagnati per un'intera giornata in Aspromonte: con la scusa del bird-watching abbiamo girato in lungo e in largo una porzione di foresta che chiamare stupefacente è ancora poco.
Decine di migliaia di uccelli migratori passano di qui nei loro lunghissimi viaggi, a volte si fanno vedere ed altre rimangono acquattati in attesa che i binocoli se ne vadano, ma lo spettacolo è comunque assicurato: falchi pecchiaioli si contendono il cielo con l'aquila reale, stormi di gruccioni lanciano il loro verso, il picchio nero si crea sapientemente il nido e la dispensa, le cicogne passano in gruppo.
Giuseppe trova i segni del passaggio delle lepri, delle capre, dei cinghiali e dei maiali inselvatichiti, Demetrio sa dove sciare d'inverno guardando il mare, conosce ogni anfratto adatto per l'avventura.
Da quassù si può guardare il Tirreno e poco dopo lo Ionio, mentre sulla costa si brucia col sole, qui la brezza e l'ombra ci danno refrigerio.
Reggio Calabria, andata e ritorno in Aspromonte, tristemente famoso per il male, ma che può e deve riscattarsi mostrando il meglio di sé, ovvero una biodiversità unica, l'alternarsi di pianori, montagne, orti, ulivi e faggi, conifere, sentieri fra pigne, resina e aghi di pino.
L'Aspromonte? Un luogo tutto da scoprire, grazie soprattutto alla passione dei professionisti del Parco Nazionale.
Ancora grazie a Giuseppe e Demetrio, guide instancabili e davvero uniche.
Alla prossima

domenica 13 agosto 2017

Calabria: il rosso nel cortile

Pare che nulla debba accadere, forse davvero quasi niente turba le ore che si susseguono le une alle altre apparentemente invariabili, se non per la luce o il succedersi delle stagioni.
Il cortile è silenzioso, lindo e apparentemente senza vita.
Siamo giunti in un caldissimo pomeriggio d'estate, con l'aria resa meno respirabile dagli incendi sulle montagne qui intorno.
Strano davvero, pare che debbano accendersi per forza, se non ce ne sono la gente guarda in su incredula: "Ma come, e l'incendio delle 9? E quello delle 15? Possibile che siano in ritardo? Ah, non ci sono più gli incendi di una volta...".
Purtroppo c'è poco da scherzare e ogni mattina gli abitanti dei borghi si affannano a scopare e lavare i cortili e le strade dalla cenere che si deposita ovunque, chissà quando finirà questo strazio.
Il cortile, mercoledì pomeriggio, era silenzioso e identico a come l'avevamo lasciato 4 anni fa, compresi il cane e un micio davvero pelosissimo e schivo come gli uomini di queste parti.
Muri, porte di varie dimensioni e finestrelle, una volta imparata la geografia tutto va al proprio posto.
Ieri mattina, invece, un'improvvisa animazione: voci maschili e femminili, il cane che gironzola più agitato, il gatto scomparso e una serie di cassette rosseggianti che si sono accatastate davanti alla porta d'ingresso dei vicini. Nessun incendio, la sera prima, e il pavimento è rimasto lindo e sgombro, pronto ad accogliere la grande giornata; donne materializzate da chissà dove, uno spirito ciarliero prima insospettato, perfino l'uomo di casa che parla incessantemente.
Miracoli della passata di pomodoro, stamattina ne rimane ancora da fare mentre parte delle bottiglie riempite e sterilizzate ieri sono esposte in bella mostra: il prossimo inverno pastasciutte e spezzatini avranno il loro intingolo.
Ancora qualche ora di lavoro, oggi, e poi il cortile potrà tornare al consueto silenzio, speriamo che finiscano anche gli incendi.
Al rosso del fuoco ora preferisco di gran lunga quello del pomodoro.                   

giovedì 10 agosto 2017

Ciao, L'Aquila

A guardarla così, per la prima (colpevole) volta in vita mia, non sembra per niente un rapace, piuttosto un animale maestoso e ferito.
Confessando la mia ignoranza non sapevo che L'Aquila fosse così bella, così maestosa, così ricca, maestosa, affascinante, commovente.
Non sapevo nemmeno che il suo territorio comunale fosse così vasto e ricco di borghi
Assergi - San Franco
suggestivi, aggrappati con le unghie alla montagna, anch'essi feriti dalla furia della terra accompagnata dall'insipienza di chi per anni ha costruito senza criterio: una storia comune a tanta parte del nostro territorio nazionale.
San Franco - Il rosone
L'istinto sarebbe stato quello di fotografare tutto, ma non sarebbe stato giusto: non sono una reporter e nemmeno una giornalista e poi mi parrebbe inverecondo insistere sulle ferite.
La ricostruzione è sicuramente lenta, in ritardo, sono ancora evidenti i tanti palazzi sventrati, le crepe che rendono pericolanti infissi e solai, ma là dove si è intervenuti colpiscono la sapienza con cui si è lavorato, la perseveranza nel ridare nobiltà e cura dei particolari ai palazzi maestosi del centro cittadino.
Ci siamo arrivati verso il tramonto e l'odore inconfondibile che si sentiva lungo il corso era quello dell'intonaco, della malta fresca: quintali e quintali che ci hanno fatto ben sperare.
L'Aquila, Piazza >>Duomo
Collemaggio
Gente splendida, da queste parti, accogliente e non intrigante, disposta al sorriso e cosciente che il forestiero è merce preziosa, che aiuterà un intero territorio a rinascere, così come accade davanti alla bellezza immensa della basilica di Collemaggio: nel grande prato davanti, chiamato Parco del Sole, c'era chi faceva jogging, chi chiacchierava e soprattutto bimbi e ragazzi che giocavano a pallone: come sempre fondamentale è proprio ricostruire il tessuto sociale, insieme a quello urbano, ridare speranza al futuro.
C'è ancora tanto da fare, di sicuro tante cose non vanno, chi vive qui conosce mancanze e difetti, ma chi arriva da fuori può solo restare stupito dalla bellezza, dalla lunghissima storia, dal pervicace attaccamento al futuro

Collemaggio - Il Portale

Fontana delle 99 cannelle
Sarò un'inguaribile ottimista, ma credo che fra qualche anno tornerò a L'Aquila e la troverò ancora più bella di prima, in cui il profumo dei fiori avrà superato quello dell'operosa edilizia.
Ciao L'Aquila, torna a volare maestosa.
Paganica - Affresco rupestre

martedì 8 agosto 2017

La luna è partita da qui #Gransasso

La luna si è fermata qui, prima di rimbalzare e lanciarsi nella sua orbita sempiterna intorno a noi. Avvallamenti, rocce affioranti, da qualche parte anche una sorta di "mare della solitudine", dove a fare compagnia c'è soltanto il vento, che soffia senza sosta.
Fiori rosa di cardi spinosi, piccoli cespugli gialli in mezzo all'erba che fatica a crescere e si limita a tremare per l'aria che la sferza.
I fiori danno certezza: siamo sulla Terra, una
terra speciale però. I monti qui intorno, coi loro ghiaioni a strati ondulati e le pieghe, le rughe provocate dai millenni, stanno rispettosamente a ornamento (mille sono le sfumature del grigio e del marrone) di sua maestà, il Gran Sasso d'Italia.
Incredibile, un alieno dolomitico piovuto da queste parti oppure uscito dalle viscere di una terra in ebollizione: non c'era più posto fra le Dolomiti, lì era necessario lasciare il posto alle vallate del Tirolo, ai boschi del Cadore, ai grassi pascoli di montagna; meglio posizionarlo qui, fra due mari vicini, coi suoi quasi 3000 metri a dominare un intero territorio che si volge a guardarlo, imponente e maestoso.
A guardare l'altopiano di Campo Imperatore dall'alto si scopre un luogo di incredibile bellezza solitaria, in cui lo storico hotel spicca per la sua assurdità, sbrecciato come la Storia che lo ha reso famoso, con un'aria d'altri tempi, per fortuna andati, anche se hanno lasciato troppe cicatrici.
Ci consola la bellezza di un panorama mozzafiato che scaccia i brutti pensieri, un rifugio, il Duca degli Abruzzi, appollaiato e accogliente come deve essere un vero rifugio di montagna.
Mentre guardo commossa, qui dall'alto, la vallata ferita dove c'è L'Aquila che sta risorgendo e sarà ancora più bella di prima, il vento si alza impetuoso, le due piccole bandiere davanti a me sventolano fortissime, i miei bastoncini cadono e
per poco vola via il libro che ho qui accanto al PC.
Pierluigi ha già conquistato la cima del Gran Sasso: meglio entrare al rifugio, il profumo del cibo e delle torte è troppo attraente.
Sotto di noi, nelle viscere della montagna, gli scienziati studiano le particelle anche per noi, i comuni mortali con il naso all'insù.

sabato 5 agosto 2017

Tutta colpa delle ferie? #Conegliano #idee

Tutta colpa delle ferie?
Le linee di mandato del Sindaco a pagina 30 ci dicono che l'ex Caserma Marras dovrà diventare la sede della Biblioteca, ma nel frattempo si pensa di sistemare il tetto, per il resto vedremo, mentre a pagina 31 si afferma che l'Amministrazione valuterà la possibilità di dare alla biblioteca una sede più ampia e adeguata.
Come dire che la biblioteca rimarrà dov'è per i prossimi dieci anni almeno.
Apprendiamo però che all'improvviso si è aperta la possibilità di acquisire l'immobile ex Veneto Banca, fra Corso Mazzini e via XX Settembre, ma la Giunta ha pensato di non avvalersi del diritto di prelazione.
L'assessore Brugioni ha dato alla stampa 3 motivazioni: mancanza della posta in bilancio, diffcoltà di convocare il consiglio comunale in agosto e mancanza di idee.
La terza opzione ci pare più probabile, tanto per cambiare.
Visti i tempi non pensiamo che ci sarà la fila per acquisire un immobile che, fra l'altro, rappresenta un pezzo di storia recente di Conegliano, che rischia di diventare uno dei troppi luoghi abbandonati del centro cittadino e che sarebbe invece una bellissima sede per la biblioteca, magari anche con una sala per esposizioni. 
Ci sentiamo di dare un consiglio alla Giunta: appena passa la calura che non permette di pensare, si potrebbe prendere nuovamente contatto con chi di dovere, magari una soluzione si trova. Non che sia una passeggiata, per un Comune, un'operazione del genere, ma provare, con energia e autorevolezza, a prendere la palla al balzo, sarebbe una grande opportunità per la nostra città. Quando ci ricapita?

giovedì 27 luglio 2017

Parcheggi disabili: e le barriere architettoniche?

Le polemiche estive a volte paiono fatte apposta per riempire le colonne dei giornali, a corto di notizie a causa del periodo feriale.
Non è questo il caso: quando si parla di disabilità sarebbe necessario contare fino a 100 prima di parlare, soprattutto se le dichiarazioni vengono dal Sindaco, neo eletto, di una città come Conegliano.
Sui parcheggi dedicati alle persone con disabilità si sono inanellate due "perle" che meritano, secondo me, di essere riprese.
La legge dice che almeno ogni 50 parcheggi pubblici, o frazione di 50, ne va riservato uno ai disabili.
Per quanto riguarda Conegliano un'ordinanza di qualche anno fa permette alle persone con disabilità di sostare gratuitamente anche nei parcheggi non riservati, per dare maggiore possibilità di movimento ai cittadini in difficoltà, che mi pare una norma di civiltà.
Ogni polemica pare davvero inutile e per giunta fastidiosa: i permessi vengono rilasciati dalla Polizia Locale dopo presentazione di certificazione medica. Chi parcheggia negli stalli dedicati senza averne diritto o senza aver esposto il contrassegno è ovviamente passibile di contravvenzione. Ogni ulteriore speculazione su un tema così delicato è, quanto meno, stucchevole.
Non serve uno sceriffo: i nostri agenti compiono già il loro dovere.
Se il Sindaco è a conoscenza di qualche "furbetto" è suo dovere segnalarlo a chi ne ha competenza, altrimenti è meglio che si preoccupi di più delle odiose barriere architettoniche presenti a Conegliano, che, pare, verranno sistemate solo in parte. Nessuno sa quando e quali.

lunedì 24 luglio 2017

Candidatura Unesco: contano i fatti, non le parole #Conegliano

           Ormai sono stati detti e scritti fiumi di parole sul nostro paesaggio, la sua bellezza, la sua storia, le opportunità e il futuro. La candidatura a patrimonio dell'umanità delle nostre colline, da Valdobbiadene a Vittorio Veneto è una sfida perché un simile riconoscimento non si regala, va conquistato coi fatti. 
            Conegliano, il comune più grosso fra quelli interessati, dovrebbe essere capofila nelle azioni concrete, non solo negli annunci, e le azioni concrete di un Comune si esprimono in primo luogo con scelte urbanistiche coerenti.
 
Oggetto: interpellanza sulle azioni riguardo alla candidatura delle colline a Patrimonio dell'umanità dell'Unesco

PREMESSO CHE

  • In data 25 luglio 2016 è stato firmato un protocollo di intesa fra la Regione Veneto e i Comuni ricompresi nel'ambito del sito candidato a patrimonio dell'umanità denominato “Le colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene”, tra i quali il Comune di Conegliano, compreso nella core zone del sito;
  • L'art. 1 del protocollo indica come finalità la salvaguardia e la tutela del sito, in armonia con i principi della Convenzione Europea del Paesaggio;
  • Oltre al protocollo è stata elaborata una normativa di indirizzo, quale strumento finalizzato alla crescita della consapevolezza comune dei valori sanciti dalla Convenzione Europea medesima.
CONSIDERATO CHE,
  • L'art. 1 della normativa di indirizzo sopra citata spiega come si tratti di un sistema di regole e principi che ricercano “nella pianificazione comunale il giusto equilibrio tra conservazione e sviluppo”, che si articolano in disposizioni strutturali, funzionali alla verifica e revisione della strumentazione vigente, ed in disposizioni operative, per la redazione delle varianti di adeguamento;
  • L'art. 3 recita: “A seguito dell’approvazione della presente normativa di indirizzo, i Comuni potranno attivare l’iter di adeguamento della propria strumentazione urbanistica attraverso la definizione di una specifica variante al Piano degli Interventi (PRG - PI) vigente, definita nei contenuti sulla base delle indicazioni di cui al presente documento normativo, nei modi previsti dalla stessa LR11/2004. Prioritariamente, i comuni ricadenti anche parzialmente nell’area Core – UNESCO, dovrebbero applicare le prescrizioni e le indicazioni specifiche presenti nella norma tecnica. Secondariamente, i Comuni sottoscrittori del protocollo di intesa di cui al comma 1, potranno effettuare tutti gli approfondimenti analitici che consentano di definire meglio l’intera normativa”;
  • Il 16 dicembre 2016 la Conferenza dei Servizi ha dato approvazione definitiva al PAT adottato da questo Consiglio Comunale il 21/12/2015;
  • Il 18 maggio scorso il Consiglio Comunale ha approvato il primo Piano degli Interventi, quasi dieci mesi dopo la firma del protocollo di intesa con la Regione e gli altri Comuni interessati al sito Unesco;
  • Nel P.I. suddetto non ci sono riferimenti né al protocollo di intesa, né alla normativa di indirizzo, né comunque alla necessità di adeguare le scelte urbanistiche della città all'obiettivo del riconoscimento delle nostre colline come Patrimonio dell'umanità;
  • D'altra parte il P.I. approvato contempla diversi interventi che risultano in aperto contrasto con la normativa d’indirizzo sopra citata.
Il sottoscritto consigliere CHIEDE:
  • Di conoscere i motivi per i quali, nonostante i dieci mesi trascorsi dalla firma del protocollo di intesa, nel P.I. non si ritrovano espliciti riferimenti agli impegni presi;
  • Quando questa Amministrazione intenda avviare un percorso partecipativo, nel quale il Consiglio Comunale nel suo insieme sia in primo piano, per recepire le normative di indirizzo firmate lo scorso anno e procedere alle necessarie varianti del P.I.