Il colle è la mia prospettiva. Le colline non sono mai le stesse, come le attività di chi studia e scrive. Dall'alto lo sguardo spazia e aiuta la fantasia, la ricerca; guardare aiuta a pensare, a mettere insieme le idee, quelle che fanno scrivere per sé o per far leggere agli altri ciò che si produce.

venerdì 23 giugno 2017

Primo Consiglio Comunale #Conegliano

Sono emozionata e onorata di presiedere la prima seduta del nuovo Consiglio Comunale di Conegliano, il prossimo 29 giugno. Sono orgogliosa di essere stata eletta nella lista del Partito Democratico, che ha ottenuto il maggior numero di voti nelle elezioni dello scorso 11 giugno e ringrazio ancora una volta i 197 cittadini che hanno voluto accordarmi la loro fiducia. Per altri cinque anni farò poi parte di una bellissima squadra pronta a vigilare, a proporre, a sollevare le tante questioni riguardanti la mia città. Continuo a pensare che Conegliano avrebbe avuto bisogno di una svolta, ma i cittadini che sono andati a votare (troppo pochi in verità e questo è uno dei grandi problemi da affrontare) hanno deciso diversamente.
La democrazia è questo: la maggioranza vince e si prende l'onore e l'onere di compiere delle scelte. Chi ha perso ha il dovere e il diritto di controllare, protestare se serve, proporre.
È ciò che faremo, al meglio delle nostre possibilità. Chiediamo ai cittadini di continuare a segnalarci i problemi, di proporre idee che aiutino questa bellissima città a diventare non solo ancora più bella, ma rispettosa verso chi è più debole. Noi ci saremo sempre, di sicuro per i prossimi cinque anni.

domenica 18 giugno 2017

Amare #Venezia

L'aria condizionata non basta a spegnere l'ansia, l'agitazione a uno sportello dell'ACTV. Accanto a turisti e utenti un'impiegata tenta in tutti i modi di calmare una signora, non tanto avanti negli anni, ma in evidente stato di crisi e sulla soglia della povertà. È disperata, non ha la tessera per muoversi coi mezzi pubblici, non ha nemmeno i documenti per rinnovarla e, soprattutto, non ha i soldi per questi e per quelli. Le ciabatte due numeri più grandi mostrano impietose due piedi puliti ma bisognosi di cure che non riceveranno mai, le sporte mezze piene di chissà che cosa non contengono denaro, la situazione di disagio e, immagino io, di vergogna, le appiccica i capelli alla testa.
Se ne va quando capisce di non poter risolvere nulla, con sollievo dell'incolpevole impiegata e dei timpani degli astanti, alcuni divertiti dal siparietto che fa tanto colore locale, altri infastiditi dal rumore, qualcuno muto davanti a un esempio di umanità sofferente.
Chissà in quale parte della città in perenne vacanza verrà inghiottita la signora esausta, caracollante nelle sue ciabatte troppo grandi. Penso che per fortuna siamo in estate e almeno non patirà il freddo, ovunque vada.
Fuori, il consueto brulicare di gambe, valigie, voci che sovrastano il placido rumore dell'acqua.
Lei, maestosa e quasi rassegnata, si mostra in tutta la sua bellezza, nel suo essere un unico grande museo a cielo aperto, nella sua capacità di stregare chiunque, da sempre, nel suo invito ad essere scoperta: sono migliaia le pagine che si potrebbero leggere dentro e fuori ogni palazzo, ogni rio, ogni ponte, ogni calle, non basterebbe una vita a leggerle tutte.
Da anni non percorrevo il Canal Grande in vaporetto (vengo quasi sempre di corsa e faccio prima a piedi...), ma oggi ce lo gustiamo, Lucia e io, consapevoli di essere comparse di uno spettacolo che si ripete da secoli, scontato forse, ma di incomparabile bellezza.
Se turismo deve essere, turismo sia, compreso il bel giovane californiano con la sua ragazza felice di aver pagato un prosecco e gli stuzzichini a un'orda di gondolieri ancora più felici di lui: l'osteria risuona delle loro battute, i due innamorati bevono spritz e ringraziano il "Bepi" di turno e i suoi compari che escono, ovviamente rumorosamente, e tornano al loro lavoro-ruolo di interpreti della grande sceneggiata veneziana in cartellone ogni giorno. Impassibile l'americano firma lo scontrino della carta di credito, la sua ragazza pare somigliare un po' a quelle che ho visto poco prima farsi i selfie davanti all'ingresso dell'Harry's Bar.
È la piazza, però, che racconta meglio ciò che significa, per il mondo, la parola Venezia. Manca poco al tramonto e le tessere dei mosaici della Basilica di San Marco iniziano a risplendere di una luce diversa: sono i raggi del sole che se ne va a donarle, se possibile, ancora più maestosità.
È grande la facciata, ornata, decorata, ingioiellata eppure così leggiadra: ci è toccata una guida del tutto incapace di spiegare tanta bellezza, sicuramente non degna di un luogo così importante e così sacro, per la spiritualità e per la storia. Mentre lei racconta storielle improbabili pensando che chi ha pagato sia un gonzo ignorante (capita anche questo, nelle splendide città d'arte italiane, uno scandalo), decidiamo di togliere le cuffiette e sederci di fianco al campanile e guardarci intorno.
Va in scena un altro atto della commedia quotidiana. Lucia mi fa notare che in fondo alla scala sociale esistono i venditori clandestini di mais per i piccioni: estraggono a manciate i chicchi dalle tasche rincorrendo i turisti. Turisti che, parlando una babele di lingue, vestiti in ogni foggia, con ai piedi infradito da 2 euro oppure sandali da 1000 passano di continuo avanti e indietro, alzando ormai appena lo sguardo verso i mosaici, o l'orologio, le Procuratie, San Giorgio là di fronte. Il giorno sta finendo e sono certamente esausti: tanta bellezza alla fine fa star male, meglio riporre le guide negli zaini, meglio far finta di non essere in uno dei luoghi più belli mai creati dalla sapienza umana, impossibile cercare di capire, sapere ancora qualcosa. Tanto ogni pietra, qui, avrebbe qualcosa da raccontare, ogni lunetta della facciata mille perché, mille simbolismi.
Mi soffermo solo sul bassorilievo sopra la Porta della Carta: il doge, piccolo, è inginocchiato davanti al leone di San Marco, molto più grande. Per un attimo rimetto le cuffiette, sperando che la guida racconti il perché del nome della Porta, il significato del bassorilievo... Sta raccontando che il Patriarca vive dentro la basilica e pochi giorni fa ha offerto il gelato ai bambini che stavano per affrontare l'esame di terza media. Spengo definitivamente l'audio: questa guida sta offendendo non solo chi ha pagato ma anche la sua città: dice di amarla ma non è vero, la sta sfruttando tanto quanto i turisti distratti che perdono olio e pomodoro da improbabili pizze proprio sul lastricato del salotto più bello del mondo.
A rimettere tutto al suo posto ci pensa la basilica, aperta di sera per l'occasione. 
Quando entriamo è ancora deserta, in penombra, maestosa e tacita.
Per fortuna quando, con mosse studiate, gli addetti iniziano ad accendere le luci una ad una le guide tacciono, nessuno osa proferire parola: siamo privilegiati in un luogo che risplende, affascina, ammalia. Immensa, avvolgente la Basilica di San Marco: esce una lacrima di commozione.
È quasi buio e anche il vaporetto è meno pieno, scivola sull'acqua incontro al tramonto, qualche coppia di innamorati sogna, com'è inevitabile, l'addetto agli attracchi, da buon veneziano acquisito con un improbabile accento veneto-slavo (vuoi vedere che è parente di qualche Zaratino tornato sul luogo del misfatto?) sa come intrattenere, tra il serio e il faceto, noi signore, né innamorate né turiste per caso.
O meglio, innamorate sì, ma di Venezia.

sabato 17 giugno 2017

Chiarezza e pulizia #Conegliano

La libertà di opinioni e idee è sacra, ma dovrebbe essere seguita dalla coerenza, altrimenti assume altri nomi, che preferisco non esplicitare.
Facciamo un esempio: dal 2007 nei cassetti del Comune di Conegliano giacciono i progetti per il restauro e la riqualificazione dell'area del castello. A parte le mura lato ovest (che fra l'altro non si vedono più a causa della vegetazione ricresciuta e che nessuno taglia), tutto il resto è rimasto lettera morta, a parte il funesto tentativo di costruire un ristorante, le cui vicissitudini sono note a molti.
Oggi gli alpini del Gruppo Ogliano e del Gruppo Maset stanno terminando la pulizia del sentiero che da villa Canello raggiunge la Porta del Soccorso in castello, con la consueta generosità e capacità che li contraddistingue, ma su quest'opera va ristabilita un minimo di verità.
Il progetto è quello già approvato e giacente in Comune dal 2007; il progettista, arch. Sergio Vendrame, si è prestato gratuitamente a sovraintendere ai lavori e alla parte burocratica, altre associazioni, a partire dalla Piccola Comunità e dalla Pro Loco, insieme al CAI ed altre, da anni hanno appoggiato l'idea di DONARE, tutti insieme, un lavoro alla città intera.
Tutto questo perché qualcuno, nell'ormai lontano 2014, ha lanciato l'idea di realizzare in maniera volontaria ciò che per mille motivi restava fermo, di coinvolgere il Comune nell'offerta ai Coneglianesi e ai turisti di un percorso splendido, da fare tutto a piedi e in sicurezza, sotto le mura del nostro castello.
Sono state tante le riunioni dalle quali, poco alla volta, è uscito il gruppo di lavoro concreto: avendone seguite un buon numero in qualità di consigliere comunale posso affermare che proprio quelli che oggi, parte della maggioranza uscente e rientrante fra i banchi del consiglio comunale, si intestano oggi questo sentiero, sono quelli che hanno fatto di tutto perché non venisse realizzato, opponendosi e frapponendosi nei modi più vari, ostacolando e cambiando discorso più volte. Oggi, almeno, farebbero bene a tacere. Se invece sono stati conquistati alla causa dell'ambiente e della condivisione con la comunità ne sono felice: sono convinta che lo dichiareranno.
Se il sentiero vedrà finalmente la luce entro poco, il merito va sicuramente a chi ha lavorato concretamente, ma soprattutto a chi ci ha creduto caparbiamente, non ha mai mollato la presa pensando che si trattasse di un'opera per tutti, per la città intera, per la cui costruzione fosse necessario l'appoggio dell'amministrazione comunale, proprietaria dell'area interessata.
Grazie, quindi, al Comitato per il Parco del Castello e al suo Presidente Gianfranco Losego, che per anni ha riunito tutti, senza tralasciare mai nessuno, anche quelli che avevano paura di un "sentiero del PD".
Saremo tutti felici di inaugurarlo, neo Sindaco in testa, con annessi consiglieri e/o assessori, anche quelli che erano contrari.

P.S. Caro Sindaco Chies, visto che il suo slogan elettorale riguardava la pulizia, le faccio presente che stamattina verso le 11 sono passata in Galleria Dalla Zentil: faceva letteralmente schifo. Bicchieri rovesciati, vino appiccicoso qua e là, macchie rosse, forse di gelati, forse di frutta, forse di non so che cosa. Una vera indecenza. In attesa di fantasmagorici progetti per la pulizia e di vedere sguinzagliati consiglieri e assessori in città, la SAVNO mette a disposizione di chiunque lo chieda scope, guanti e ramazze (li ha forniti, su richiesta, anche al PD quando abbiamo pulito l'Amerigo Vespucci). Forse in Comune c'è qualche secchio utilizzabile per acqua e stracci.


lunedì 12 giugno 2017

#Elezioni 11 giugno Grazie

È stata una campagna elettorale vissuta tutta di corsa, in compagnia di amici vecchi e nuovi e di un sacco di giovani, entusiasti e pieni di idee, voglia di cambiare, proposte.
Abbiamo perso, e questo è un dato ineluttabile: ha perso di sicuro anche quella metà di Coneglianesi che non è andato a votare, che ha pensato che non fosse importante decidere su chi amministrerà la loro città per i prossimi 5 anni.
Un dato, questo, che deve far riflettere tutti, vincitori e non: la disaffezione alla politica, certo soprattutto per colpa di quest'ultima, non fa bene alla democrazia; avere cittadini informati e partecipi deve essere uno dei compiti principali degli amministratori, di maggioranza e di minoranza.
Alessandro Bortoluzzi sarebbe potuto essere un grande Sindaco per la nostra città, ma sono sicura che saprà, insieme a noi che saremo accanto a lui sui banchi dell'opposizione, continuare nell'opera di informazione, proposta e anche protesta quando vedremo che le cose non andranno bene.
C'è una nuova leva di ragazze e ragazzi, di persone fino a ieri poco attente alle vicende pubbliche che diventerà il personale politico nuovo della nostra città: Conegliano ne ha davvero bisogno!
Senza polemica ormai inutile per le urne, suona davvero strano che a cavalcare il rinnovamento siano persone che ormai siedono in Consiglio Comunale da qualche lustro... 

Dal canto mio non posso che ringraziare i 197 cittadini che hanno scritto il mio nome sulla scheda elettorale. Si tratta di un risultato lusinghiero, oltre le mie aspettative, che mi consegna soprattutto una grande responsabilità.
Per quanto sarò in grado di fare, prometto che ce la metterò tutta per non tradire la loro fiducia, per continuare ad occuparmi della mia città, mettendo ancora al primo posto l'interesse dei più deboli e l'amore per la storia, la cultura, i beni artistici e architettonici di Conegliano.
Conegliano viene prima, una Conegliano delle persone, non del cemento, una città che vuole la bellezza come punto di riferimento per ripartire.
Buon lavoro, quindi, a tutto il Consiglio Comunale e ai miei compagni d'avventura: Alessandro Bortoluzzi, Andrea Barazzuol, Italo Rebuli, Laura Rossetto, Flavio Pavanello e Shakibul Bhuiyan.




giovedì 8 giugno 2017

Le ragioni del voto

Come si vota
Sono entrata in Consiglio Comunale il 20 giugno 2013 innanzi tutto con la voglia di imparare e di essere utile, compatibilmente con le mie possibilità, a Conegliano, non solo ai cittadini che nel 2012 mi avevano accordato la loro preferenza.
Quello del Consigliere Comunale è un ruolo entusiasmante, che permette di imparare, crescere, ascoltare le istanze dei cittadini e proporre le proprie idee.
Ho avuto la fortuna di avere dei compagni di viaggio eccellenti, coi quali ho lavorato in piena sinergia e armonia, che ringrazio per tutto ciò che mi hanno insegnato.
Se di una cosa posso andare orgogliosa è di aver cercato di svolgere al meglio quella che in gergo si chiama "attività politica e ispettiva", cioè proporre interpellanze, interrogazioni, mozioni sui temi sollevati dai cittadini o da me ritenuti meritevoli di attenzione: i dati resi pubblici dall'Ufficio del Consiglio Comunale di Conegliano dicono che sono stata la consigliera più attiva.
Per questo motivo mi ricandido, chiedendo nuovamente la preferenza ai Coneglianesi: per continuare a portare le istanze della popolazione e a impegnarmi per il bene comune, per poter, stavolta dai banchi della maggioranza e non più dell'opposizione, lavorare per migliorare Conegliano, per renderla più vivibile a partire dai più deboli, per darle il ruolo culturale che merita.
Ambiente, cultura, turismo, temi sociali: questa l'attività che ho svolto in questi ultimi 4 anni, dentro e fuori dal Consiglio Comunale.
Ora abbiamo la possibilità di fornire alla città una squadra di governo nuova e insieme seria e affidabile, a partire dai Consiglieri uscenti, sempre propositivi, oltre che critici.
Giriamo pagina con Alessandro Bortoluzzi Sindaco,
votando PD e scrivendo Gianelloni a fianco del simbolo.








giovedì 1 giugno 2017

Perché la cultura sta al centro

Anni di finte promesse, parole sulla carta ma con lo stesso valore di quelle scritte sulla sabbia ci consegnano la verità, ammessa di sfuggita in qualche dichiarazione ufficiale ma lasciata poi nel dimenticatoio.
La verità è che la parola cultura, per chi ha amministrato Conegliano fino ad oggi, ha uno strano significato.
Un po' la parola fa paura oppure la si immagina appannaggio di chi passa la propria vita sui libri, lontano dalla vita reale; un po' le si dà il contentino accontentando alla bell'e meglio le tante richieste che giungono.
Il tutto rigorosamente in compartimenti stagni.
Parlare ancora di biblioteca è molto vicino al parossismo: a questo punto della notte l'unica dichiarazione veritiera è quella dell'Assessore, qualche anno fa, in Consiglio Comunale. Diceva più o meno così: "A differenza di altri comuni a Conegliano non è mai stata una priorità". Parole ultimative, che da sole bastano per comprendere il resto: lo storno dei finanziamenti, la sede provvisoria e inadatta, la mancanza da sempre di una direzione... Potremmo continuare ripetendo all'infinito un ritornello che ormai è nauseante.

Immagino una Biblioteca grande, centrale, con un direttore che abbia il compito di rilanciarne l'attività, di coordinare le competenze (tante e generose) di chi da anni ci lavora e cerca di fare del proprio meglio, di dare un indirizzo e un coordinamento, in accordo con l'assessorato, a ciò che si muove in città, alle tante forme d'arte e di espressione, a momenti di approfondimento storico, letterario, filosofico, artistico di alto livello.
Immagino una Biblioteca che sia il collettore e il punto di rilancio di punti lettura, attività didattica extra scolastica, lavoro di concerto con gli Istituti Comprensivi nei quartieri, aiutando le realtà esistenti e favorendo la nascita di altre.
Immagino un Ufficio Cultura potenziato, coordinato con la biblioteca e che non debba correre dietro alle richieste di 100 euro alla volta, ma che gestisca il sistema museale e il rapporto con la cultura giovanile, sia fuori che dentro gli Istituti scolastici superiori.
Immagino un Comune nel quale "cultura" significa una visione della città del futuro, il recupero delle tante sapienze di un territorio che è tradizione vitivinicola insieme alla manifattura, la capacità di cogliere gli stimoli che vengono dalle nuove forme d'arte, di trasformare e costruire musei che non sappiano di chiuso, di far crescere, insieme al numero di turisti sempre più consapevoli della bellezza del nostro paesaggio, la coscienza e la conoscenza degli abitanti di Conegliano. 
Immagino una città che attraverso una nuova spinta culturale unisca il centro alle frazioni, che valorizzi la parte migliore di sé, che abbia coscienza dell'unicità dei tesori che custodisce e sappia valorizzarli per i propri cittadini e per tutti quelli che vengono da fuori, coinvolgendo commercianti, artigiani, industriali, intellettuali, giovani e meno giovani.
Immagino una città che giri pagina con coraggio, per guardare al futuro. Non si fa in un giorno, ma si può iniziare: cultura, turismo consapevole e sostenibile, paesaggio, attività produttive, futuro urbanistico sostenibile. Partiamo da qui.


mercoledì 31 maggio 2017

"Mondo" Piaia, un amico speciale

Anni Settanta. Ennesima manifestazione degli studenti in Piazza Cima: non ne ricordo assolutamente il motivo, ma è certo che volevamo essere ricevuti dall'Assessore alla Pubblica Istruzione. Fra le proteste dei più agitati qualcuno disse: "Ma Piaia è uno a posto, gli si può parlare".
Era vero: con Mondo Piaia si poteva parlare: era aperto e gioviale, amava molto i giovani, si dimostrava pronto ad ascoltare.
Non ricordo come finì ma so che uscii da quell'incontro, la mia prima "trattativa", contenta.
La sua storia politica è nota a molti, la sua militanza nella DC, nelle ACLI, il lavoro di insegnante, la cristallina onestà, la sincerità.
Mai, però, avrei immaginato, un giorno, non solo di intervistarlo per il mio primo libro, ma di curare l'edizione del suo diario di guerra.
Quanti pomeriggi e quante sere trascorsi nella sua "tana" ricca di libri, cimeli alpini, bottiglie di vini e grappe a leggere, discutere, ad ascoltarlo mentre mi metteva a parte della sua vita "di prima", quella della quale non aveva parlato per tanti anni.
Ero incerta se accettare l'incarico, se affrontare l'edizione del diario di uno che aveva combattuto nella RSI: Mondo mi stava simpatico, ma questo era forse troppo.
Con un sorriso mi disse, la prima volta: "Quando tornai a casa, in quei giorni convulsi del 1945, sapevo di essere stato dalla parte sbagliata e di aver perduto, ma non immaginavo che avrei trovato sul carro dei vincitori proprio quelli che mi avevano convinto, solo due anni prima, ad arruolarmi e fare il soldato per Mussolini".
Coerentemente Mondo si fece da parte, bisognoso di capire da che parte ricominciare, conservando gelosamente il documento che gli aveva permesso di salvare la pelle: il lasciapassare rilasciato dal CLN di Chivasso, testimonianza che lui e i suoi commilitoni erano stati solo soldati, non si erano macchiati di rappresaglie o altri crimini.
Non ebbi più indugi e lavorai fianco a fianco con Mondo per mesi, cercando di convincerlo (non fu facile) a "tagliare" e sistemare meglio una parte delle sue memorie per renderle leggibili al grande pubblico: quello è stato un periodo bellissimo, nel quale ho conosciuto meglio un uomo speciale, innamorato della storia e ancora di più di sua moglie, dolcissima e comprensiva, un uomo sincero e spiritoso. Lo spirito, in certe serate, era anche quello del grappino che volentieri versava.
Quando tutto fu finito, con il libro presentato e i complimenti piovuti da ogni dove, Mondo mi convocò un giorno a casa sua, chiedendomi di andarci in auto: voleva darmi il suo regalo di ringraziamento, che oggi fa bella mostra di sé nella mia biblioteca.
La Storia della Democrazia Cristiana, in cinque grandi volumi, è accanto a quella del Partito Comunista. In fondo in fondo Mondo e io avevamo stipulato una forma originale di compromesso storico.
Oggi Mondo se n'è andato, dopo una vita lunga, vissuta intensamente, "alpinamente" e cristianamente intesa come servizio: mi dispiace di non poter più chiacchierare con lui nella sua tana, ma sono certa che quella parte di vita trascorsa ascoltandolo mi ha resa migliore e più ricca di insegnamenti.
Ciao, Mondo, un abbraccio alla dolce Adonella, a tuo figlio e ai tuoi cari.