Il colle è la mia prospettiva. Le colline non sono mai le stesse, come le attività di chi studia e scrive. Dall'alto lo sguardo spazia e aiuta la fantasia, la ricerca; guardare aiuta a pensare, a mettere insieme le idee, quelle che fanno scrivere per sé o per far leggere agli altri ciò che si produce.

lunedì 16 aprile 2018

Un polo unico per le scuole cittadine?

La stampa dello scorso 14 aprile riporta la notizia secondo la quale si ipotizza l'unificazione delle scuole medie cittadine presso la Brustolon di Parè.
Io stessa ho più volte denunciato lo stato in cui si trovano, dal punto di vista statico e della sicurezza, diversi istituti della città. Credo che le soluzioni vadano trovate tenendo conto di una serie di fattori come il traffico, la ricaduta sociale, ecc.
Alcune cose preoccupano:
1. Il Comune ha già dei dati secondo i quali le scuole Cima, San Francesco e Grava vanno abbandonate subito perché insicure?
2. Troppo spesso le soluzioni temporanee si rivelano eterne (vedi Biblioteca)
3. Ci dicono che è in atto lo studio per un nuovo Piano del Traffico: come la mettiamo con quanto accade ogni giorno a Paré davanti alle Brustolon?
4. C'è davvero la decsione di far morire per sempre il centro storico?

Ho presentato una interrogazione a risposta scritta per avere alcune risposte. A risposta scritta perché, visto che il Consiglio Comunale di Conegliano si convoca una volta ogni tre mesi e non c'è possibilità di discutere più di 4 interpellanze per gruppo consiliare ogni volta e le minoranze ritengono che invece i temi importanti siano molti, non rimane altra strada che interrogare il Sindaco chiedendo che risponda direttamente ai consiglieri.
Sarà mia cura riportare ai cittadini quanto mi verrà risposto.
Come sempre, di seguito il testo dell'interrogazione.


Oggetto: Interrogazione a risposta scritta sull'unificazione delle scuole medie cittadine in un unico plesso.


PREMESSO CHE
  • La Tribuna di Treviso dello scorso 14 aprile ha pubblicato la notizia dell'affidamento di uno studio di fattibilità riguardo agli interventi necessari per la messa a norma degli istituti scolastici cittadini;
  • Lo stesso articolo ipotizza l'unificazione in un unico polo scolastico delle tre scuole secondarie di primo grado presso la Scuola Brustolon di Parè.
CONSIDERATO CHE
  • Gli edifici che ospitano le scuole Cima, San Francesco (primaria), Grava hanno sicuramente necessità di adeguamenti e messa a norma;
  • La disposizione dei tre istituti all'interno del territorio comunale risponde anche a una logica di ripartizione degli alunni residenti nelle varie zone cittadine;
  • Il traffico davanti alle scuole, e nella fattispecie davanti alle Brustolon, è assai complesso nelle ore di afflusso e deflusso;
  • Nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche approvato dal Consiglio Comunale dello scorso 28/12/2017 si evidenziano una spesa presunta di 150.000 € nel 2018, relativa a oneri di urbanizzazione e 150.000 € per l'anno 2019 senza ulteriori specificazioni;
  • Troppo spesso le soluzioni temporanee tendono a trasformarsi in definitive, procurando problemi che si trascinano nel tempo.
Il sottoscritto consigliere CHIEDE:
  • Se le verifiche di staticità e vulnerabilità sismica abbiano già evidenziato criticità tali da ipotizzare la chiusura dei plessi in questione a partire dal prossimo anno scolastico 2018/19;
  • Se si preveda che gli eventuali lavori possano essere in parte finanziati con quanto già previsto nel piano triennale delle opere pubbliche;
  • Se si intenda tenere conto della necessità di accordare ogni risoluzione riguardante le scuole cittadine ad un Piano del Traffico che deve assolutamente affrontare le criticità e favorire la diminuzione dell'uso indiscriminato delle automobili private;
  • Se questa Amministrazione tenga presente il fatto che la presenza delle scuole in determinati quartieri significa anche vita e controllo sociale, aggregazione anche oltre l'orario scolastico;
  • Se non si ritengano necessarie le competenze professionali dei dirigenti scolastici e la partecipazione degli organismi collegiali della scuola in scelte di ordine didattico e sociale di così grande importanza.



martedì 3 aprile 2018

Buio e rovi sulle mura del Castello

L'accesso alle mura da Porta Ser Bele
Qualcuno forse ricorda il giorno dell'inaugurazione del restauro delle mura lato ovest del castello di Conegliano: un'opera realizzata, come si dice, in sinergia fra pubblico e privato. Comune, Regione Veneto, Rotary Club.
Correva l'anno 2011 e nel 2012 fu edito un bel libro che ne racconta la storia, che raccoglie i contributi dei professionisti che hanno collaborato a vario titolo al restauro. I proventi della vendita del libro sarebbero dovuti servire per finanziare l'illuminazione: tutti abbiamo immaginato la bellezza, dalla pianura, delle nostre mura illuminate.
Grandi proclami di Sindaci e Assessori, promesse e poi pilatesche lavate di mani e, pare di capire, una resa incondizionata al destino cinico e baro, tutto sepolto nel ginepraio infestante del "nel dubbio meglio non fare niente".
Tutto finito in un triste oblio, insieme alle centinaia di migliaia di euro investiti.
Come purtroppo previsto nessuno ha mai potuto accedere al camminamento sotto le mura, nessuno si è occupato di tenere in ordine e pulito quel luogo, nessuno ha più parlato di illuminare le mura, la bianca Torre Bemba che da sola meriterebbe lo sguardo della pianura.
È fin troppo facile il paragone: la situazione politica della Giunta cittadina somiglia al groviglio di piante infestanti che ormai cinge le nostre care antiche mura medievali e illuminare i rovi può risultare operazione urticante.
Noi però non demordiamo: la storia e la bellezza di Conegliano dovrebbero venire prima delle liti, delle indecisioni, delle bugie e delle promesse da marinai.
Su questo tema ho presentato l'interpellanza che, come di consueto, trascrivo qui sotto.

Oggetto: Interpellanza sullo stato delle mura lato ovest del castello

PREMESSO CHE
  • Conegliano è città murata, un esempio fra i più belli e storicamente interessanti dell'intero Veneto;
  • Nell'ormai lontano 2011 fu terminato il restauro del lato ovest delle mura, con un impegno totale di quasi un milione di euro;
  • L'opera è stata resa possibile dal contributo del Comune di Conegliano, della Regione Veneto e grazie alla collaborazione del Rotary Club.
CONSIDERATO CHE
  • Le Amministrazioni da allore succedutesi hanno sempre dichiarato di voler procedere all'illuminazione delle mura stesse senza però che l'opera venisse realizzata;
  • Nonostante le richieste giunte da più parti a tutt'oggi le mura non sono usufruibili da nessuno;
  • Nessun accordo è stato raggiunto fra l'Amministrazione e i proprietari dei terreni confinanti per la manutenzione ordinaria del sentiero e il taglio di erbe e piante infestanti;
  • Come paventato, nel frattempo rovi e piante infestanti sono ricresciuti oscurando ormai in parte la visione delle mura dalla pianura e nessun intervento viene svolto né dal Comune né dai privati.
Il sottoscritto consigliere CHIEDE:
  • Se e quando questa Amministrazione intenda procedere all'illuminazione delle mura lato ovest del castello;
  • Se siano in atto contatti con i proprietari confinanti per la manutenzione del sentiero e per l'auspicata usufruibilità dello stesso da parte dei Coneglianesi e dei turisti;
  • Se questa Amministrazione intenda comunque dare dignità a un luogo così importante per la storia di Conegliano.

lunedì 2 aprile 2018

Guappo VS bellezza #Palermo pensieri

La facciata bianca del Duomo di Monreale spicca sulle pietre antichissime; è sul retro, invisibile a chi arriva dalla pianura, guarda le montagne e il paese da proteggere. Da quassù la grande città, là sotto, si mostra con le altezze disuguali dei palazzi, le grandi macchie verdi dei tanti parchi di Palermo, le gru del porto e il mare che si apre verso nord.
Chissà quante volte, nei secoli, frati, principi e pastori hanno scrutato l'orizzonte cercando di decifrare le navi in avvicinamento. La grande facciata d'angolo nasconde il chiostro dei padri Benedettini, uno scrigno di pace e bellezza assolute.
Oggi, interessati o distratti, assetati di cultura o sottostanti a una sorta di "obbligo" qui giungono turisti con ogni mezzo, ufficiale o meno, con licenza oppure no. Tutti sanno che non si può lasciare Palermo prima di essere stati quassù.
Seduta al tavolino di un bar ripenso ai mosaici stupefacenti, al Cristo pantocratore che sovrasta un catino mozzafiato,
alle colonne di pietra ricamata e al giardino del chiostro, cerco di immaginare il passeggiare lento e salmodiante dei monaci.
Il vento ribelle che soffia impenitente ci ricorda la natura, imperiosa, di queste lande fra monti di pascoli complessi e mare generoso e assassino.
Quel mare ha visto navigare fenici, greci, arabi, sconosciuti normanni, spagnoli e garibaldini, e poi gli americani, quando il Mediterraneo pareva l'ultimo lago di una guerra che non voleva finire mai.
Oggi altre imbarcazioni solcano queste onde, altra gente sbarca su queste rive e ancora non sappiamo che cosa lasceranno, che cosa noi lasceremo loro.
Gli americani portarono una nuova idea di libertà accompagnata da contraddizioni, se possibile, ancora più laceranti in una terra usa a digerire i dominatori più diversi, incantati da una natura ridondante, da colori e profumi che sono il risultato di millenni di storia.
Qui prevalgono i colori e i sentimenti accesi, qui le sfumature e le tinte pastello sono difficili da trovare. Eppure ci sono, tra le pieghe di Ballarò a due passi dalle vie eleganti, tra la processione in costume del Venerdì santo che si snoda tra masegni sconnessi e auto in sosta selvaggia e la stupefacente fontana della "Vergogna", lo street food che va tanto di moda e le rivisitazioni dotte del cibo tradizionale, vera quintessenza del sincretismo del gusto.
Arabi e normanni insieme, aiutati dalla sapienza bizantina, a pensarci bene avevano già messo le basi di una nuova Europa.
Dopo un po' che si gira Palermo a girare è la testa, con gli occhi pieni di architettura, pittura (perfino i fiamminghi, raccolti in una mirabile mostra a Palazzo Reale), carrozzelle con le cavalle adornate da cappellini che nemmeno Paperina e Apecar trasformate in originali taxi cittadini, mosaici, tombe dei grandi, parchi e teatri, mercati e umanità colorata (in tutti i sensi possibili).
Licei e università, suburbi, sale pubbliche che paiono ancora parte di un regno a sé stante, artisti di strada e superbi teatri. E alberi, enormi e
magnifici alberi. E vento, che soffia impertinente, ora dal mare e ora dalle valli interne.
*******




Non è facile giocare a pallone col vento che soffia e la piazza in pendenza, ma i ragazzini, si sa, riescono in avventure mirabolanti.
Godono, fra l'altro, della libertà che i bambini desiderano e penso che qui a Monreale c'è una comunità, intorno a loro, che li sorveglia, li protegge da noi, e noi da loro...
Una piccola acrobazia con i piedi per calciare la palla verso i compagni e una camicia a quadrettoni scozzesi rossi e neri si distingue tra le altre magliette.
Avrà sì e no dieci anni, un cappellino da baseball giallo gli copre la chioma nera come la pece, in una mano tiene un cellulare di ultima generazione che guarda distrattamente mentre comanda i piedi in azione, nell'altra porta con disinvoltura una sigaretta elettronica.
Ampie volute di fumo escono dalla sua bocca, ancora adatta allo zucchero filato.
Si guarda attorno soddisfatto: i suoi compagni di gioco pendono dalle sue labbra e dai suoi piedi; ce n'è uno, grassottello, che farebbe qualunque cosa per somigliargli, ce n'è un altro, più piccolo e giovane, attratto e intimorito.
Nessuno, fra gli adulti intorno, dice nulla. Poi, chissà da dove, sbuca un giovane uomo, uno che con tutta evidenza è già passato da quelle esperienze. Senza dire nulla il piccolo guappo si accoda al suo, diciamo così, maestro.
Noi rimaniamo di stucco a guardare la scena.
Ora il gioco del pallone non ha più senso, il vento soffia sempre, noi turisti ci avviamo verso la fermata dell'autobus.
Rimane il duomo, splendido, lì da secoli. Riuscirà a vegliare sul futuro di quel piccolo uomo perduto?
Chi vincerà, la bellezza o il disprezzo del mondo e di se stessi?


mercoledì 21 marzo 2018

Il Sindaco è stanco? Sapesse i cittadini...

Foto tratta dal Gazzettino di oggi
Fatti gravissimi quelli accaduti negli ultimi giorni al Biscione, intollerabili nel pieno centro di una città che, ricordiamolo, tutta intera ha tanti abitanti quanto un sobborgo di un quartiere romano o milanese.
Da anni chiunque passi di lì è sotto scacco di qualche banda di balordi, per lo più giovanissimi, che non hanno di meglio da fare che distruggere, rovinare, sporcare, spacciare, bere, ma anche minacciare e picchiare soprattutto i lavoratori della MOM.
Vale la pena di ricordare che in quel piazzale ci sono, oltre ai servizi legati al trasporto pubblico, anche uffici comunali: l'Informacittà, il Progetto Giovani.
Vale soprattutto la pena di ricordare che la campagna elettorale del Sindaco Chies, giusto un anno fa, era basata proprio sugli slogan: sicurezza e decoro. 
Al Biscione ci sono ben sei telecamere ed è del tutto evidente che non possiamo metterne una ogni metro: servono azioni diverse e incisive, prima di tutto per la prevenzione e poi per la sanzione e la punizione degli atti criminali. Si è parlato per mesi della possibilità di aprire in quel luogo un presidio della Polizia Locale. Tutto tace e dei vigili ci si ricorda solo per far loro i complimenti nel giorno di San Sebastiano, loro patrono o ipotizzando assurdi trasferimenti.
Sommessamente ricordiamo che, nonostante fossimo in campagna elettorale, un deputato intervenuto proprio il giorno del pestaggio dell'autista della MOM la scorsa primavera, aveva dichiarato la propria disponibilità a dare una mano. È un deputato del PD, rieletto lo scorso 4 marzo, ma nessuno da un anno a questa parte mi ha mai interpellata per chiedere il suo numero di telefono.
Non ci siamo, non ci siamo proprio: oggi sulla stampa il Sindaco annuncia di voler convocare un tavolo di lavoro, che "non bisogna mollare di un millimetro e spingere sull'acceleratore". Ci sarebbe da ridere se non si trattasse di una questione fin troppo seria.
Eravamo convinti che il famoso tavolo (forse che in Piazza Cima mancano gli arredi?) fosse attivo dal 12 giugno scorso, un giorno dopo le elezioni.
Il Biscione, così vicino al bubbone dell'area ex Zanussi abbandonata, è la cartina al tornasole del fallimento degli slogan sbandierati in campagna elettorale: sul decoro cittadino non è nemmeno il caso di parlare, sulla sicurezza del luogo più sensibile parlano i vandali, i vetri rotti e le porte divelte.
Se guardiamo i fatti appare evidente che, nonostante gli annunci di tavoli da aprire, secondo chi governa la città tutto va benissimo, non ci sono problemi, visto che da tre mesi non si convoca il Consiglio Comunale.
Ci riuniremo domani per discutere, in sostanza, punti proposti dalla minoranza e azioni promosse da altri, non dalla Giunta.
Non ci sono tavoli di nessun tipo all'ordine del giorno (spero che a Pasquetta non piova altrimenti addio picnic), progetti di riqualificazione, nulla.
E il Sindaco è stufo..., sapesse i cittadini e i lavoratori della MOM.

mercoledì 7 marzo 2018

Il cimitero di San Giuseppe, memoria dei Coneglianesi

Leggo sul Gazzettino di oggi che alcune vecchie tombe del cimitero di San Giuseppe andranno distrutte, in quanto rovinate e visto che non si trovano gli eredi.
Visto che nel nostro cimitero ci sono tombe di grande valore storico e anche architettonico, ho presentato l'interrogazione urgente che riporto, come di consueto, di seguito.



Conegliano, 08/03/2018

Oggetto: Interrogazione urgente sulla demolizione di alcune tombe del cimitero di San Giuseppe.

PREMESSO CHE
  • Il Cimitero di San Giuseppe è stato edificato a partire dalla fine del XIX secolo;
  • Lo stesso ha urgente bisogno di manutenzione, soprattutto nella parte più antica
CONSIDERATO CHE
  • Nel cimitero suddetto riposano personalità importanti per la storia cittadina, fra cui garibaldini che parteciparono alla Spedizione dei Mille;
  • Alcune cappelle gentilizie, tombe di famiglia e anche loculi posti nelle parti perimetrali sono esempi di assoluto pregio architettonico, i cui progetti spesso sono conservati nell'archivio storico comunale;
  • La stampa riporta, in data, 7.03.18, l'annuncio che “una tomba di famiglia e diciassette tombe ipogee” sono destinate ad essere distrutte, traslando i resti dei defunti in altro sito, a causa dell'impossibilità di trovare eredi e/o proprietari delle tombe stesse;
Il sottoscritto consigliere CHIEDE
  • Se sia stato verificato il valore storico e architettonico delle tombe che si vorrebbero distruggere, anche attraverso il parere della Soprintendenza per i Beni Storici e Architettonici;
  • In che modo questa Amministrazione intenda preservare la memoria dei Coneglianesi, avviando, al posto della demolizione, un percorso di restauro delle tombe di maggior pregio architettonico e di salvaguardia di quelle comunque di interesse storico.
  • Se si ritenga di poter avviare uno studio approfondito e uno studio, con il coinvolgimento di Veritas, affinché il cimitero di San Giuseppe possa essere considerato “cimitero monumentale”, tenendo presente anche lo sviluppo di una fetta di turismo che sempre più spesso si rivolge alla visita di queste strutture.



martedì 6 marzo 2018

Elezioni: qualche parola


Abbiamo perso, ma questo ormai è risaputo.
Le riflessioni, il dibattito, le scelte politiche future del centro-sinistra a livello locale e nazionale dovranno impegnarci nelle prossime settimane.
Credo sia mio preciso dovere ringraziare innanzi tutto quanti hanno lavorato con entusiasmo in un mese difficile per il clima atmosferico e soprattutto per quello politico.
Da un lato spiccava il fragore degli insulti, delle grida, delle invettive, dei proclami spesso falsi e vomitati con protervia sapendo di cogliere e alimentare le paure e la rabbia, dall'altro il silenzio assordante della campagna elettorale locale: la netta sensazione è stata quella di essere gli unici presenti sul territorio, desiderosi di parlare di idee e programmi, pronti a cogliere le critiche e a raccontare quanto fatto di positivo. Chi ha stravinto in provincia di Treviso e nel Veneto ha scelto modalità diverse, probabilmente per la sicurezza di avere già la vittoria in pugno e per la certezza che fossero sufficienti i messaggi partiti dall'alto.
Ha avuto ragione e noi torto, stando ai numeri.
Fin qui le mie scarne parole sul tema generale, più avanti, magari, qualche riflessione più compiuta.
Ora desidero però cogliere qualche lato positivo. 
Non ero mai stata candidata in un'elezione politica nazionale, come ho già detto l'ho fatto con spirito di servizio e consapevolezza, onorata di poter prestare la mia esperienza e qualche competenza a chi ha creduto in me. Conciliare campagna elettorale e scuola ha comportato qualche difficoltà, ma i problemi veri sono altri, io ho la fortuna di svolgere un lavoro meraviglioso e la passione politica è un privilegio. Sono stata travolta dall'affetto delle donne e degli uomini del mio partito e anche di tanti cittadini (davvero tante centinaia) non appartenenti al mio schieramento che mi hanno votata credendo che avrei potuto rappresentare in Parlamento questo territorio. Ho conosciuto centinaia di persone di ogni età e percorso le tante strade di un collegio davvero grande, scoprendo anche panorami meno conosciuti di questa Marca Trevigiana, affascinanti e degni di essere maggiormente rispettati. Sono contenta e lusingata se davvero il mio nome ha contribuito a far sì che il Partito Democratico rimanga il secondo per voti nella città di Conegliano. Ho avuto un'amica speciale, Annamaria Forcellini, che mi ha aiutato a gestire i cosiddetti "social".
Ho sperimentato una volta di più l'amore della mia famiglia, mio marito in testa, che si è prestato spesso a farmi da "autista", da sfogatoio, da personal trainer psicologico e pratico.
Ora rimangono due cose fondamentali da fare: ricominciare a occuparmi con passione del Consiglio Comunale di Conegliano e smaltire qualche chilo preso in un mese complicato per la dieta...
Grazie a tutti e ...si ricomincia. Avanti



sabato 3 marzo 2018

Campagna elettorale finita: domani si vota #4marzo


Decine fra incontri, assemblee, mercati, interviste; centinaia di volti e di voci, di mani strette. Molti sorrisi, un po' di mugugni e anche, come negarlo, qualche insulto rivolto a me non come persona, ma come rappresentante di un partito e di una coalizione.
La campagna elettorale è composta di tutto questo, la sua essenza è stato l'incontro con le persone, la consapevolezza del tanto che c'è da fare, del grande bisogno di discutere non per proclami ma sulle cose, dell'impareggiabile rete composta dai circoli del mio partito.
Donne e uomini generosi, animati solo dalla volontà di riportare la discussione sul confronto tra consuntivi e programmi, non sugli insulti quotidiani e sulla marea di falsità vomitati ogni giorno sui social e anche in televisione.
Si è trattato di una campagna elettorale strana, a tratti insopportabile, condotta per la maggior parte dalle tifoserie senza alcun rispetto né per gli avversari, né per le idee altrui, né, soprattutto, per il buon senso degli italiani.
Essendo candidata in un Collegio Uninominale, tra l'altro difficile per il mio schieramento, mi aspettavo di essere chiamata a qualche confronto con gli altri candidati..., confesso che mi sarebbe piaciuto parlare con loro, confrontarci. Nulla di tutto ciò: loro continuano a non conoscere me (magari nemmeno gliene importa qualcosa) e io a non sapere nulla di loro, se non quelle quattro righe apparse sui quotidiani.
Peccato: la Marca Trevigiana presenta tante eccellenze ma anche tanti problemi da risolvere, questioni a cui la politica ha il dovere di dare risposte, proporre soluzioni che non siano la via più facile, cioè dare sempre la colpa a qualcun altro, trovare un nemico da abbattere.
Il mondo è complesso e pensare di affrontare il futuro con pressappochismo o mettendo la testa sotto la sabbia rinchiudendoci nel bozzolo non ci servirà a stare meglio, anzi.
Mi sto chiedendo se potevo fare di più: certamente sì. 
So di aver avuto con me una squadra in gamba, di aver potuto contare sull'appoggio e sul lavoro dei tanti volontari che ho incontrato, spero di aver meritato la fiducia che mi hanno dato e di meritare quella che gli elettori domani daranno a me e agli altri candidati del PD e del centro-sinistra.
L'Italia deve andare avanti per rendere certi e continuativi i tanti risultati ottenuti in questi anni, migliorare il tanto ancora da fare, mettere ancora più al sicuro il sistema democratico, contare di più in Europa. Occorre più Europa, non meno, per affrontare il futuro.

Buon voto a tutti, buona democrazia, ricordando che fra pochi giorni sarà l'8 marzo.