Il colle è la mia prospettiva. Le colline non sono mai le stesse, come le attività di chi studia e scrive. Dall'alto lo sguardo spazia e aiuta la fantasia, la ricerca; guardare aiuta a pensare, a mettere insieme le idee, quelle che fanno scrivere per sé o per far leggere agli altri ciò che si produce.

domenica 26 novembre 2017

La strada storta (Per Sergio Marchesin)

Il mio primo vero impatto con la politica avvenne in una stanza piena di fumo e di giovani che discutevano di argomenti per me incomprensibili, ma di sicuro fascino. Ero con Franca, la mia compagna di classe delle medie e in quegli ultimi mesi prima degli esami andavamo in esplorazione del mondo politico e sindacale.
Salii poi una seconda volta le scale di Via Accademia 2, dove all'ultimo piano c'era la sede del PCI: quel posto mi attraeva in modo irresistibile, ma stavolta Franca non era con me. Avrei voluto entrare nell'ufficio accanto alla sala della volta precedente, ma aveva ancora la porta chiusa: in pochi attimi mi avevano spiegato che lì dentro lavorava il segretario di zona del partito... e non era il caso di disturbarlo, se non per motivi serissimi. 
Lì dentro c'era anche il telefono; nel salone il ciclostile cantava incessantemente, persone che non conoscevo arrivavano, entravano per un po' nell'ufficio, poi ritiravano lettere e volantini nel salone e sparivano.
Mi piaceva quel posto, soprattutto il ciclostile davanti al quale avrei passato più ore che sui libri di greco e latino. Mi piaceva la sensazione che in quelle stanze perennemente affumicate, con le immagini appese alle pareti e montagne di carta accatastata ovunque si stesse compiendo qualcosa di importante, che quelle persone fossero depositarie di verità assolute.
Le ho poi conosciute una ad una, ho condiviso con molti di loro un lungo pezzo di strada, ci ho litigato e discusso per ore ed ore, abbiamo riso tanto, cantato, manifestato, pianto. 
Il capo incontrastato di tutti era comunque lui, il segretario di zona, Sergio Marchesin. Un po' confusamente avevo capito che lottava da decenni per i diritti dei lavoratori, che si era guadagnato "sul campo" le stellette di segretario, che era consigliere comunale rispettato da tutti, avversari compresi.
Non fu facile entrare in confidenza con lui: burbero dietro gli occhiali e i baffi ti guardava con aria indagatrice (secondo me un po' se la rideva) e se ne usciva con battute taglienti che non risparmiavano nessuno. Brontolava e si arrabbiava di continuo, ma mi fece capire che le cose vanno fatte bene, altrimenti è meglio lasciar perdere.
Intellettuale finissimo (ma questo l'ho scoperto dopo) perdonava gli strafalcioni agli operai e a quelli che non erano andati a scuola, ma era intollerante con quelli "studiati" e con noi giovani che, a dire il vero, volevamo bruciare un po' le tappe e scrivevamo quelli che chiamava "Obbrobri mal scritti e mal stampati".
Mi mise alla prova affidandomi un timbretto con su scritto "Stampe": centinaia di buste da affrancare con la tariffa ridotta a patto che ci fosse il timbro, centinaia di volantini da piegare e inserire, indirizzi da appiccicare. Il mio lavoro politico iniziò da lì e dai chilometri percorsi in quell'inizio d'estate del 1975, campagna elettorale per le amministrative.
Sarà stata anche l'amicizia profonda con la minore delle sue figlie, Allegra, sarà stata l'intercessione della sua amatissima Augusta, che invece guardava noi giovani con comprensione, ma poco alla volta il burbero Sergio si ammorbidì un pochino (poco, s'intende).
Si arrabbiava molto, ma sapeva ridere altrettanto, era esigente con gli altri ma prima di tutto con se stesso, ha dedicato la sua vita a una causa per la quale ha pagato e non ha certamente riempito il portafoglio, ha saputo coniugare la passione politica con l'arte, ha rappresentato, come molti altri della sua generazione, una politica svolta con passione, competenza, abnegazione assoluta. Funzionari pagati sempre troppo poco, disponibili dalla mattina alla sera tardi, sempre e ovunque ce ne fosse bisogno. Nostalgia? Sì, tanta.
Sempre in quell'anno, ormai 42 anni fa, i miei genitori presero due quadri ad una sua mostra di pittura. 
Di uno Sergio non era soddisfatto e promise che un giorno sarebbe venuto a prenderselo per raddrizzare la strada dipinta, secondo lui troppo storta. Non l'ha mai fatto, e la strada del quadro è rimasta così com'era, come del resto il mondo che Sergio voleva più dritto, più giusto.
Caro Sergio, te ne sei andato a 90 anni e io mantengo con affetto quel quadro con la strada storta (che vedevi solo tu): per parafrasare Calvino non basta un cavaliere intero per fare intero il mondo.
La strada è storta, ma rispecchia questo mondo: tu lo avresti voluto migliore.

martedì 21 novembre 2017

Patenti di miserabilità #Conegliano

Presepe della scuola materna "Matteotti"
Un paio di secoli fa, ma anche nei decenni successivi, nei Comuni esistevano le tristissime patenti di miserabilità, vale a dire permessi di mendicare nel territorio cittadino o ricevere aiuti in farina, un ricovero negli "ospitali" dell'epoca, l'esenzione dall'odiatissima tassa personale e via elencando.
Dato il grandissimo numero di poveri che vivevano stabilmente a Conegliano o vi giungevano nel loro sempiterno peregrinare, aumentato dalla pellagra endemica, i funzionari preposti avevano il loro bel da fare, sempre con la paura che ci fossero, anche allora, i "furbetti della pagnotta".
Regolarmente qualcuno usciva per le ispezioni, scriveva ai Comuni di provenienza, chiedeva lumi ai parroci, detentori formidabili dell'unica vera conoscenza sullo stato delle "anime".
Invariabilmente, e le carte dell'archivio lo dimostrano, la risposta era solo una: la persona in questione era davvero miserabile, per un numero molto vario di motivi.
A nessuno dei notabili che allora governavano la città veniva in mente di domandarsi da quanto tempo fossero qui, perché fossero poveri: con qualche naturale mugugno sui problemi per le casse cittadine fiorivano raccolte di beni, dispense dai digiuni, insomma aiuti in varie forme.
Chiaro che, trattandosi di tanto tempo fa, la povertà era considerata una condizione normale, sotto i portici dei palazzi signorili ci si poteva riparare in qualche modo dalle intemperie. E poi, diciamolo, i conteggi delle tasse versate da chi invece poteva permetterselo denunciavano ben più di qualche "furbetto della pagnotta", abitudine invalsa fin dai tempi della gloriosa "Serenissima" che, per evitare problemi, aveva finito per disinteressarsi dei capitali e delle rendite di chi avrebbe potuto pagare e anche per questo era finita in rovina.
Ma, si sa, tutto questo accadeva molto tempo fa.
Oggi tutto è cambiato: abbiamo delle leggi precise che regolano il pagamento delle imposte, possediamo un vero catasto (quasi, e fra l'altro merito di Napoleone e degli Austriaci), soprattutto la sensibilità è molto aumentata.
Oppure no? Vuoi vedere che c'è qualche crepa in questo nostro bellissimo e giustissimo mondo contemporaneo?
Vuoi vedere che per le casse dei Comuni sono più deleteri quelli che, come è capitato di vedere a me qualche anno fa (ripeto qualche anno fa, anzi trenta), portano i figli all'asilo in Porsche e pagano rette più basse di un lavoratore dipendente? Oppure che tanti di quelli che sporcano e insozzano in vario modo le vie, disturbano la quiete notturna, parcheggiano enormi auto in sosta vietata, speculano su terreni, approfittano della cosa pubblica per farsi gli affari propri risiedono in questa città da decenni, per non dire da generazioni?
Siamo sicuri che sia opportuno, educato e perfino intelligente prendersela con chi ha bisogno?
Caro consigliere Bottega, in Commissione il suo gruppo ha votato a favore del regolamento per l'accesso alle prestazioni sociali agevolate, nel solco di una politica sociale che in questo Comune ha sempre cercato di andare incontro ai più deboli, cosa è successo all'improvviso? Lo dico da esponente dell'opposizione: le politiche sociali possono, secondo noi, essere migliorate con una maggiore programmazione, con progetti ad hoc, scovando quelli che se ne approfittano, ma non credo, caro Bottega e cara Lega Nord, che in quest'ultimo caso si tratti di persone appena giunte in città: regolare conti interni alla maggioranza prendendosela con i più deboli è davvero triste e fastidioso.
Noi ci siamo astenuti perché pensavamo che parlarne in Consiglio Comunale avrebbe significato affrontare pubblicamente un tema difficile e delicato come quello della povertà.
Tenete presente, voi che con la scusa di inesistenti approfondimenti tecnici state cercando in qualche modo di inserire un po' di razzismo peloso in città, che Conegliano ha un ospedale, diversi ambulatori, uffici, una stazione ferroviaria e una delle corriere, istituti scolastici di ogni tipo: troppo comodo voler solo fiocchi e tappeti, è necessario governare una realtà più complessa di tutti i paesi che sorgono ai nostri confini messi insieme.
Nei cinque anni trascorsi ogni volta (troppo poche) che si parlava della povertà, del disagio e dei tantissimi problemi ad essa connessi i consiglieri di maggioranza tacevano, tutti, evidentemente perché non avevano nulla da dire, lasciando la parola all'assessore Perin, lasciato ad occuparsi di quella cosa ritenuta con tutta evidenza fastidiosa.
Questo improvviso risveglio purtroppo non fa ben sperare.
Acciuffiamo i furbetti, sono la prima a dirlo, ma cominciate a informarvi, a voler capire cosa sono povertà e disagio, tenete presente che in Italia, per fortuna, esistono leggi valide in ogni angolo del Paese e che nessuno può permettersi di eludere e che Conegliano, fra l'altro, ha già pagato abbastanza spese legali in cause perse in partenza.
Non temete: non saranno gli aiuti a chi ha bisogno a impedire l'accensione di luci e musichette nella ruota panoramica natalizia.
Ah già, il Natale, la festa della bontà... Ma questa è un'altra storia.

martedì 7 novembre 2017

Una "Cima" troppo in basso nei pensieri di chi amministra

A Giambattista Cima e a San Francesco sono dedicate le due scuole dell'obbligo del centro della città di Conegliano.
Hanno avuto, negli ultimi anni, un destino comune, occupando uno stabile degli anni Sessanta adatto a tutto fuorché per una scuola primaria e una secondaria di primo grado.
L'edificio, che ha ospitato anche l'Istituto Tecnico Commerciale, è stato pensato ormai cinquant'anni fa e da allora è rimasto com'era, a parte qualche finestra nuova e fasce di plastica intorno alle colonne per evitare incidenti gravi agli alunni.
Ciò che è più grave, in questi ultimi anni nessuno ha pensato di risolvere problemi gravissimi come le insormontabili barriere architettoniche sia per l'accesso dall'esterno che dentro la scuola che, ricordiamo, non solo è in cima a una ripida salita, ma si sviluppa su tre piani, con rampe di scale ripide e pericolose. Manca un ascensore interno e i ragazzi sono costretti alla ricreazione in un quadrato davvero troppo stretto, per non parlare dell'assenza della palestra, che costringe le classi ad "emigrare" ogni volta, perdendo tempo prezioso.
Possibile che in tutti questi anni non si sia pensato a trovare delle soluzioni? Qualche volta, nelle pieghe del bilancio comunale si trovano cifre davvero importanti destinate ad usi di secondaria importanza: nessun pensiero, mai, per i due istituti del centro cittadino...
La tanto sbandierata sicurezza parte innanzi tutto da quella che chi di competenza deve assicurare ai propri cittadini, bambini in testa.
Ho invitato l'Amministrazione a rispondere a qualche domanda, presentando l'interpellanza che, come di consueto, pubblico di seguito.

Oggetto: interpellanza sullo stato dell'edificio che ospita le scuole San Francesco e Cima

PREMESSO CHE

La sicurezza delle scuole, di chi ci lavora e degli alunni che le frequentano è uno dei principi fondamentali che devono ispirare l'azione amministrativa;

CONSIDERATO CHE
  • La scuola primaria San Francesco e la Scuola Secondaria di Primo Grado G.B. Cima sono i due istituti del centro storico della città;
  • Lo stabile che le ospita risale agli anni Sessanta e che, da quanto dichiarato dagli uffici, il Comune ha previsto lo stanziamento nel Bilancio 2017 della somma necessaria all'analisi di vulnerabilità sismica dell'immobile;
  • All'interno della scuola non esiste nessun ascensore o elevatore che permetta alle persone con ridotta mobilità di accedere ai vari piani (ben tre sono occupati dalle aule);
  • Le scale sono strette e ripide;
  • Non esiste nemmeno nessuna rampa esterna per l'accesso al piano terra della scuola.
  • Gli alunni sono costretti a svolgere le ore di Educazione Fisica lontano dai locali scolastici.
Il sottoscritto consigliere CHIEDE:
  • Quando questa Amministrazione ha in programma di effettuare l'analisi per la vulnerabilità sismica;
  • Che cosa questa Amministrazione intenda fare per tutelare la sicurezza e l'accessibilità, esterna e interna, di quanti giornalmente frequentano la scuola.

mercoledì 25 ottobre 2017

Parliamo di e con SAVNO?

È trascorso ormai quasi un mese dall'ultimo Consiglio Comunale (28 settembre), durante il quale ho illustrato un'interpellanza relativa agli accordi con SAVNO sia per quanto riguarda lo spazzamento delle strade che la raccolta differenziata del vetro.
Per una volta mi sono dichiarata soddisfatta della risposta dell'Assessore Toppan che, come riporta il verbale della seduta, addirittura ha affermato che avrebbe preferito una mozione, e non una semplice interpellanza, sul tema, tale da permettere una discussione ampia del Consiglio su tutta la partita della pulizia della città e della raccolta dei rifiuti.
Tutti d'accordo, quindi, sull'idea di predisporre una mozione condivisa e presentarla in Consiglio per la discussione...
A voce poi l'assessore si è proposto come primo estensore, cosa su cui sono stata d'accordo, visto che da anni si occupa del problema e sicuramente ha in mano una ponderosa mole di dati, richieste, corrispondenza, ecc...
È probabile che abbia avuto una montagna di impegni (sicuramente Toppan è un assessore impegnato e presente), ma mi spiace constatare che da allora non ho ricevuto nessun cenno, nessuna proposta in merito, eppure, anche a suo dire, si tratta di un tema importante.

Credo sia necessario partire dal fatto che, nella sostanza, la raccolta differenziata spinta funziona e che i cittadini collaborano alla sua riuscita. Iniziamo da qui.
Spero però che non si immagini di predisporre un testo e poi sottoporlo al Consiglio pochi giorni prima: questa non sarebbe una mozione condivisa.
Propongo quindi un paio di questioni che ritengo importanti: 
1. Riguardo al decoro, di cui si parla di continuo, sarebbe as esempio giusto studiare soluzioni che permettano la raccolta differenziata senza l'ammassarsi, spesso per ore ed ore, dei bidoni davanti a negozi e condomini, soprattutto in centro città. Da altre parti, vedi il comune di Treviso, si è riusciti ad iniziare un percorso positivo, con la collaborazione di chi raccoglie i rifiuti e anche della Soprintendenza.
2. Soprattutto le utenze non domestiche, cioè le imprese, nella fattispecie quelle più piccole e con maggiori problemi, sono costrette a pagare bollette davvero troppo care. Artigiani, commercianti, professionisti rappresentano una fetta importante dell'economia della nostra città: penso sia giunto il momento di affrontare con SAVNO anche questa partita.

Attendo fiduciosa

martedì 24 ottobre 2017

1917-2017 Cent'anni fa pioveva

Cent'anni fa pioveva, pioveva da giorni; la grande strada "Napoleonica" era percorsa ormai da due anni e mezzo dai mezzi pesanti dell'esercito ma, per un cinico scherzo del destino, quell'anno il raccolto era stato abbondante: cantine e granai erano pieni e l'inverno incipiente non faceva paura...
Cavalli, le prime automobili degli ufficiali, truppe che sbarcavano dalle tradotte nella stazione vecchia di pochi decenni: un traffico su e giù da quel Friuli destinato ad essere da sempre confine di qualcosa, si trattasse dell'Impero Romano, di quello Sacro e Romano, della Serenissima e poi giù di corsa lungo il XIX secolo, tutto sommato non ancora finito.
Un secolo altalenante di speranze e disillusioni amare, per tutto il nordest.
Noi, qui, quasi dimentichi dello strazio delle guerre napoleoniche, ci eravamo adagiati (si fa per dire) su uno sviluppo che pareva sicuro; perfino la guerra aveva portato speranze di produzione (si sa, i soldati hanno bisogno di cibo, divise, carburante...).
Nelle cronache ufficiali i lutti avevano poco spazio, soppiantati dai commerci dovuti alla "grande fortuna" di essere retrovia, luogo di riposo per fanti e alpini, centro provvisto di caste e bene ordinate case del soldato, di sconvenienti ma necessarie case di tolleranza (ufficialmente tanti condannavano, ufficiosamente i più sorridevano e approvavano, senza alcun pensiero rivolto alla carne e allo spirito di quelle donne, ma questo è un'altra faccenda), di ospedali che accoglievano i resti della carne da macello mandata all'assalto.
Le carte depositate negli archivi raccontano però la disperazione delle famiglie, ad ogni latitudine del Paese, il senso di abbandono e smarrimento quando i telegrammi di servizio annunciavano un ferito, un morto o un disperso, la paura del futuro.
Tutto, però, rimaneva confinato in luoghi lontani, soprattutto nell'immaginario di quanti erano poveri in fatto di geografia: Carso, Isonzo, Pasubio, Marmolada erano lontani anche per chi viveva in queste nostre contrade. Fateci caso: oggi in località Gai, là dove inizia la Statale di Alemagna, quel cartello che indica "Cortina 100 km" ci parla della perla delle Dolomiti vicina a noi, allora 100 km assumevano tutt'altro significato.
Quel 24 ottobre di un secolo fa pioveva e insieme all'acqua, al freddo e al fango tutto si capovolse: come un'ondata di piena la notizia raggiunse in poco tempo le retrovie che di lì a pochi giorni si trasformarono in terre occupate o in prima linea.
Di Caporetto gli storici hanno conteggiato tutto, noi oggi sappiamo il numero dei cannoni, delle armate e dei battaglioni, dei morti, dei feriti, dei prigionieri. Conosciamo la triste sorte dei profughi friulani e veneti, qualche volta anche quante uova gli occupanti prelevarono, durante l'anno di occupazione, dai pollai della gente rimasta.
Nessuno, però, potrà mai stilare l'inventario dello sgomento, dell'ennesimo rovesciamento di vite già legate a un sottilissimo filo, del precipizio nella miseria e nell'inedia di quanti, già poveri, si ritrovarono disperati, dello smarrimento di chi aveva un negozio, una bottega, una campagna, una fabbrica e si ritrovò a mendicare un lavoro purchessia, ovunque fosse, dell'ennesimo sacrificio di terre situate per vocazione al confine di qualcosa.
Difficile anche solo immaginare cosa passasse per la mente dei soldati originari di queste terre che temettero non solo di perdere una battaglia o la guerra, ma ciò che restava della propria famiglia, della propria casa o che, dalle linee al di là della Piave, videro per mesi la distruzione dei campanili dei propri paesi.
In tutto quello sconquasso, lontano dalla retorica qualcuno fu anche felice dell'arrivo dei tedeschi, perché da sempre la speranza di chi sta sotto è che il nuovo capo porti maggiore giustizia, ma la storia ci insegna che non è mai così.
Andiamo allora a Caporetto, in quello che ho altre volte definito un "museo onesto": lontano da ogni retorica e da ogni tentazione nazionalistica, ci racconta invece l'altalenarsi, sotto quelle montagne, di dominazioni, padroni, occupanti, di cambiamenti di nome e di lingua, di religioni e preghiere. Ci descrive lo strazio di una battaglia che ebbe pochi tratti dello scontro consueto fra eserciti, che cambiò la concezione della guerra, che consegnò per sempre alla storia un mucchietto di case fra le montagne, ricco di prati che lambiscono le rive dell'Isonzo, fiume bizzarro, impetuoso e spumeggiante di un verde-azzurro unico e commovente, depositario di una memoria antica.
Attendiamo che il Tigri e l'Eufrate si riprendano il ruolo di fiumi di civiltà, mandiamo la memoria di Caporetto in quelle terre, sperando che presto vi si possa costruire un altro museo, altrettanto onesto e capace di servire da esempio.
Questo, però, è un altro discorso...

lunedì 16 ottobre 2017

Vuoi sposarti? Attaccati al tram!

Pare una battuta di spirito da avanspettacolo, ma così non è.
Diciamo che è meglio buttarla in ridere, visto che di sicuro si tratta di uno sbaglio sfuggito dal mouse di qualche programmatore o di chi ha inserito i dati. Cose che capitano, ma il risultato è quanto meno comico.
Mio figlio e la sua ragazza hanno deciso di sposarsi (bellissima notizia!) e oggi il futuro sposo si è messo a cercare nel sito del Comune di Conegliano eventuali indicazioni per i documenti necessari.
Alla pagina "Come fare per", scorrendo il menu a tenda si giunge alla parola "Sposarsi".
"Ecco, grande, ci siamo, qui troverò tutto!" ha esclamato, consapevole di non avere molto tempo libero.
E... magia, aprendo il link, appaiono i collegamenti della MOM in provincia di Treviso.
L'unica spiegazione possibile è che l'errore sia dovuto a una delusione amorosa... Vuoi sposarti? Meglio che tu vada a farti un giro, attaccati al tram...
Errore veniale, tutto sommato: basta attaccarsi al telefono o andare di persona, aspettando il giorno di riposo o qualcosa di simile, direte voi.
Io dico però che non è un buon abbrivio per una città che vuole definirsi SMART, come annunciano le linee di mandato del Sindaco.
L'ho detto in Consiglio Comunale pochi giorni fa: per dimostrarci Smart cominciamo dal sito internet, che deve essere accattivante, ricco di notizie, aggiornato e facile da consultare.
Evidentemente avevo ragione ma, si sa, meglio non ascoltare quelli dell'opposizione...
P.S. Non ho controllato cosa si trova cercando gli orari degli autobus.

lunedì 9 ottobre 2017

Più decoro per la Polizia Locale #Conegliano

Il palazzo che ospita la Polizia Locale di Conegliano, oltre alla sala Ex Informagiovani, dopo tanti decenni di onorato servizio ha urgente bisogno di profonda ristrutturazione.
La sala dove si tengono le conferenze è ormai in uno stato pietoso, ma nulla in confronto al resto.
In attesa di prendere per mano tutto il comparto di Piazza San Martino, è scandaloso lo stato in cui si ritrova a lavorare la nostra Polizia.
La vetrata che dà verso la piazza, dietro la quale ci sono gli uffici maggiormente utilizzati dal pubblico è sporca, non si sa da quanto tempo.
Peggio ancora il vialetto e i gradini di accesso agli uffici soprastanti dalla parte del fiume: erbacce, immondizie (non c'è una telecamera che sorvegli un luogo così importante?), il portoncino ormai senza vernice intorno alla maniglia.
Lo sconforto sale una volta raggiunti gli uffici al piano superiore: anche qui infissi decadenti e la netta sensazione che nessuno, da tempo immemore, si sia preoccupato di ridipingere le pareti, riverniciare le porte, dare insomma una veste più degna della funzione del luogo.
Ho presentato un'interpellanza, sperando che non mi si risponda che non si possono togliere le erbacce e l'immondizia, non si possono riverniciare le porte in attesa di tempi migliori.
Di seguito, come sempre, il testo.


Oggetto: interpellanza per la manutenzione della sede della Polizia Locale

PREMESSO CHE

Il palazzo che ospita la sede della Polizia Locale di Conegliano risale ormai a molti decenni fa ed avrebbe bisogno di una profonda ristrutturazione, visto anche che ospita una delle sale in cui si svolgono diverse manifestazioni pubbliche;
CONSIDERATO CHE
  • Sia il vialetto che i gradini e il portone di ingresso alla sede della Polizia dalla parte del Monticano sono in uno stato poco decoroso, vista la presenza di immondizie varie, erbacce cresciute sulla scale, guano di piccioni;
  • Il portoncino di ingresso al piano terra e anche quello di accesso agli uffici al piano superiore non hanno più nemmeno l'ombra della vernice intorno alla maniglia e alla serratura;
  • Le pareti interne avrebbero bisogno urgente di essere quanto meno ritinteggiate;
  • Perfino la vetrata per l'accesso al pubblico dalla parte di Piazza San Martino è sporca;
  • La nostra Polizia Locale ha diritto sicuramente a lavorare e ricevere il pubblico in un luogo accogliente;
Il sottoscritto consigliere CHIEDE:
  • Quali provvedimenti urgenti, e quali nel medio periodo, questa Amministrazione intenda assumere per ridare un minimo di dignità ad un luogo così importante per il decoro della nostra Città.